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In 400 a Senigallia per l’incontro col Ct dell’Italia del basket “Meo” Sacchetti

Oltre 250 i coach accreditati per l'incontro con l'allenatore, che ha parlato con grande semplicità della sua visione della pallacanestro

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Romeo Sacchetti

La lezione di “Meo”. Non capita tutti i giorni di poter assistere a un clinic del commissario tecnico della nazionale nella nostra regione ed anche per questo davvero in tanti alle 19.30 di giovedì 9 maggio si sono recati al PalaPanzini di Senigallia dove il Ct Romeo “Meo” Sacchetti ha tenuto un seminario valido come corso di aggiornamento per l’associazione italiana allenatori.

Oltre 250 i coach che si sono registrati, ma erano presenti anche giocatori, dirigenti, semplici appassionati, oltre al presidente Fip Marche Davide Paolini e qualche mito del basket che fu come gli ex Scavolini Pesaro Walter Magnifico, Domenico Zampolini e Renzo Vecchiato e l’ex stella jesina Gordan Firic.

Romeo SacchettiSacchetti ha parlato, col preparatore atletico della sua Vanoli Cremona Jacopo Torresi, dello sviluppo tecnico e fisico del gioco in velocità, ha diretto poi una partitella a squadra miste che ha visto giocare anche giocatori della Goldengas come Fabio Giampieri ed altri e infine ha interagito col pubblico, raccontando la sua esperienza da allenatore partito della gavetta.

Lo ha fatto con l’umiltà e l’umanità che gli sono riconosciute e con considerazioni non banali: “la squadra a cui sono più legato? Ho vinto scudetto e Coppa Italia, ma se devo dirne una dico l’Asti con cui vinsi la C1 agli inizi. Un gruppo di veri amici”, una di quelle che più hanno sorpreso.

“Non chiedetemi anche voi se Belinelli e Gallinari andranno ai Mondiali”, ha detto col sorriso il Ct, che poi si è rivolto a coach e giocatori: “agli allenatori dico: oggi nessun tecnico può permettersi di perdere 10 partite di fila, in nessuna categoria, quindi per tenere il posto il risultato è importante. Ma ricordatevi che se a fine anno sarete riusciti a migliorare i vostri giocatori, avrete comunque fatto un buon lavoro. Ai giocatori dico invece: per gli italiani oggi trovare spazio è più difficile, ma nessun coach sceglie di non fare giocare i nostri a priori. Quindi abbiate ambizione”. 

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