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Annita Garibaldi Jallet ospite a Senigallia

L'11 maggio incontro al Liceo Medi con la pronipote di Giuseppe, che parlerà della Repubblica Romana

Giuseppe Garibaldi

La prof. Annita Garibaldi Jallet interverrà, sabato 11 maggio alle ore 11, presso l’aula magna “Carlo Urbani” del Liceo “Enrico Medi” di Senigallia, nell’ambito di un progetto del Piano di Offerta Formativa, e in occasione del 170° anniversario della Repubblica Romana, con una conferenza sul tema “La Repubblica Romana, le Guerre d’Indipendenza e i Garibaldi”.

Oltre all’eroica difesa della capitale dall’attacco francese condotta dai bisnonni, l’ “Eroe dei due Mondi” e la moglie brasiliana Annita Ribeiro da Silva, infatti il nonno Ricciotti e il fratello Menotti si distinsero nella III Guerra d’Indipendenza del 1866, mentre il padre Sante fu volontario nella Grande Guerra, definita anche IV Guerra d’Indipendenza, e nella Guerra di Liberazione, morendo nel 1946 per le conseguenze della detenzione nei lager tedeschi della II Guerra Mondiale.

Nell’occasione sarà altresì ricordato il giovane senigalliese Giuseppe Chiostergi, volontario e gravemente ferito in Francia nel 1914, allo scoppio della I Guerra Mondiale, per combattere comunque contro gli Imperi Centrali nella Legione garibaldina, al seguito dei figlio di Ricciotti, Giuseppe e a fianco dei suoi fratelli, due dei quali morirono, e del cugino Sante.

Venerdì 10 maggio alle 16, la stessa presidente dell’Associazione Nazionale dei Veterani e Reduci Garibaldini parteciperà presso il Municipio di Ostra Vetere, all’apposizione di una targa alla memoria dei tre concittadini – Paolo, con i figli Giuseppe e Giovanni -, sacrificatisi per favorire il tentativo garibaldino di liberazione di Roma, il 25 ottobre 1867. Garibaldi, reduce dalla conquista dell’Italia Meridionale con l’impresa dei Mille del ’60 e dall’analoga iniziativa di annessione del Lazio nel ’62, aveva di nuovo vanamente sperato nel supporto del secondo governo di Urbano Rattazzi, liberale della Sinistra Storica, e dato avvio alle operazioni militari, provvedendo anche a favorire la sollevazione del popolo romano, che invece fallì.

In quel pomeriggio autunnale, a seguito di una delazione, in un quartiere di Trastevere completamente deserto, circa trecento zuavi e gendarmi pontifici accerchiarono un centinaio di patrioti asserragliati nel lanificio di Giulio Ajani.

Fra questi il capo-officina Paolo Gioacchini e i suoi due figli morirono in combattimento, insieme a tredici patrioti, per proteggere la fuga degli altri, una ventina dei quali vennero catturati.

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