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Fratelli d’Italia Senigallia: “tanti segnali attestano impoverimento economico”

"Evidente la grande difficoltà dei contribuenti ad onorare i propri impegni"

Davide Da Ros

Prima di parlare del rendiconto bisogna rinnovare tutte le perplessità, inascoltate, circa il metodo con cui è illustrato il documento.

Data la sua valenza, si ritiene che affrontare le complesse tematiche in un solo passaggio in commissione, basandoci solo sul cartaceo prodotto e senza la relazione dei sindaci revisori, non sia sufficiente, e neanche corretto, per esprimere delle osservazioni circostanziate. Non conoscendo il giudizio di coerenza e di attendibilità contabile rispetto alle previsioni di bilancio e ai programmi, che i revisori hanno il compito di fornire prima del loro intervento in commissione, si ritiene quindi necessario e indispensabile un secondo passaggio per rispettare la massima trasparenza e per meglio valutare i contenuti del rendiconto, anche alla luce del parere fornito dagli organi di controllo.

Continuare a disattendere questo dettame non favorisce di certo un dialogo costruttivo, pertanto auspichiamo che in futuro non si debba più richiamare il rispetto di questa tempistica.

La mole di documenti forniti per adempiere gli obblighi formali, che i revisori hanno valutato essere stati attuati secondo i dettami normativi, non sottintende che la gestione sia così positiva come rilevato nella fase introduttiva. Gli accadimenti registrati non sono avulsi dalle politiche adottate e, quindi, commentarli non produrrebbe alcuna modifica. Altri sono gli aspetti su cui dibattere per i pesanti e negativi risvolti che incidono pesantemente sulla qualità e la prosperità del territorio e dei suoi cittadini.

Senza mai dimenticare il disavanzo sostanziale di oltre 6 milioni generato dalla precedente Amministrazione, che è la stessa di oggi e sempre presieduta da Mangialardi, che ha comportato l’assunzione di un ripiano di trenta quote annuali per un ammontare di oltre 4 milioni, e ancora, per la quarta volta, rileviamo la contemporanea presenza di un disavanzo di amministrazione (-3.281.094,41) e di una perdita d’esercizio (- 157.839,45).

Una situazione da cui è facile dedurne le inevitabili e pesanti conseguenze sulla gestione, anche se puntualmente l’Amministrazione tende a minimizzarne gli effetti. La prima di questa misura rileva finanziariamente quanto vi siete indebitati rispetto all’attuale capacità finanziaria, mentre la seconda rileva economicamente la mancata totale copertura per l’acquisto dei fattori produttivi da parte dei ricavi e proventi.

Quest’ultimo dato è contabilmente molto contenuto rispetto alle perdite milionarie degli anni precedenti ma la contrazione è solo apparente perché dovuta all’imputazione, oltre 3,6 milioni, di componenti di c/economico straordinari come le rettifiche dei valori di attività finanziarie e di proventi straordinari e quindi come tali non ripetibili. E’ facilmente prevedibile che il prossimo rendiconto si assesterà sui valori milionari negativi delle precedenti gestioni.

Non solo il conto economico ma anche il disavanzo d’amministrazione, che ricalca quello degli ultimi anni, evidenzia in maniera palese tutte le criticità della rovinosa gestione messa in campo. Proseguendo nell’analisi troviamo “imbarazzante” lo sforzo dell’Amministrazione nel voler sottolineare che il risultato d’amministrazione sia cresciuto rispetto all’anno precedente e abbia raggiunto i 23.465.604,40 senza informare di come si sia formato. Esso appare consistente, ma solo per l’effetto dell’accumularsi dei consistenti residui attivi che, tra quelli residuali e di competenza, ammontano alla bellezza di oltre 31 milioni. Per i distratti e per quelli che sottovalutano la portata della posta, vale la pena ricordare che essi rappresentano la differenza tra gli accertamenti e le riscossioni, e se ogni anno questi aumentano qualche problematica esiste.

La crescita esponenziale del risultato d’amministrazione passato dai 12 milioni del 2016 agli attuali 23 milioni e 465 mila euro ha solo un denominatore comune: la difficoltà di incassare quanto accertato che evidenzia la grande difficoltà dei contribuenti a onorare i propri impegni. La controprova è rilevabile dalla voce del fondo crediti di dubbia esigibilità che ha raggiunto la ragguardevole cifra di 19milioni e 315 mila euro incrementatasi di ben 3,5 milioni sul 2017 e di 6,8 m ilioni rispetto al 2016.

Quello che più preoccupa in questa voce non è solo il peso degli oltre 15 milioni rappresentati dagli accantonamenti per imposte e tasse ma gli oltre 4 milioni di accantonamenti derivanti dalle entrate extratributarie. Entrate, quest’ultime, determinate dalla vendita di beni e servizi erogati dall’Amministrazione, che non sono regolarmente incassate e che, anno dopo anno, generano ulteriori residui di difficile riscossione, ripercuotendosi in maniera negativa sulla gestione.

L’insieme di questi e degli altri accantonamenti, alla parte vincolata e quella destinata agli investimenti tuttavia non è coperta dal risultato d’amministrazione tanto da generare un disavanzo d’amministrazione di ben 3.281.094,41 euro.

Una situazione negativa che, anno dopo anno, si ripete e alla quale passivamente l’Amministrazione si è adagiata senza porsi degli interrogativi o ancor peggio fregandosene, tanto non tocca le loro tasche. Eppure la risposta è insita nei loro bilanci, sono loro che ce dicono, ma fanno finta di nulla. Il territorio sotto la loro gestione si è impoverito drasticamente e non trova la forza di uscirne.

Le riprove inconfutabili sono insite nell’accertato dell’addizionale Irpef in contrazione di oltre 600 mila euro, una posta, che più di ogni altra, misura la capacità del territorio di generare reddito oppure nella forte frenata dell’imposta sulla pubblicità o ancor altro nell’accertare un recupero evasione dell’imposta di soggiorno di oltre 145 mila euro.

Tutti segnali che attestano l’impoverimento economico che, anno dopo anno, tende ad aggravarsi nonostante lo strombazzamento dei grandi eventi che mettono in campo, che poi se andiamo a vedere non rappresentano ormai più un valore aggiunto perché i dati 2017, gli ultimi a disposizione, hanno evidenziato una flessione degli arrivi e delle presenze anche nel periodo estivo. Se poi li confrontiamo con i dati degli anni precedenti, il risultato è ancora più deludente.

Altra riprova sta nell’asfittico apporto degli oneri di urbanizzazione e delle concessioni edilizie il che attesta la presenza di duratura fase di stagnazione degli investimenti pubblici e privati. Nessuno investe più, eppure la notorietà di Senigallia come città turistica è arcinota, ma tutto è fermo. Le colpe, oltre alla crisi nazionale, stanno anche nelle politiche di sviluppo adottate dall’Amministrazione. La ferrea politica sul consumo di suolo e delle altre restrizioni non sempre hanno favorito la crescita della città, quindi una rivisitazione a questo comparto sembra non più rinviabile.

Una particolare attenzione, inoltre, va riservata ai risvolti che i servizi a domanda individuale hanno sul bilancio. Tralasciando i servizi concernenti gli asili e le mense scolastiche, quello che non è sostenibile per le casse dell’ente sono gli esborsi netti, oltre 618 mila euro del 2018 in crescita rispetto ai 527mila del 2017, per i servizi relativi a fiere e mercati, per l’uso di locali non istituzionali e soprattutto per la gestione degli impianti sportivi che da soli costano alla comunità più di 500 mila euro l’anno. Non è più sostenibile un andamento così pesante, occorre ridefinire i costi e le competenze. Non è ammissibile che negli ultimi anni si siano gettati milioni per dei servizi a domanda individuale.

Qui la colpa è tutta di questa Amministrazione che non è in grado, o non vuole, ricercare soluzioni che riportino a valori più sostenibili i relativi costi. Ultimo ma non meno importante è il richiamo alla mancata spending review, tanto se n’è parlato, ma dai dati consuntivi non traspare nessun fatto rilevante, d’altronde il c/economico lo dimostra.

Quanto esposto fa emergere, in maniera più che evidente, una situazione di crisi, di difficoltà economica e non solo e di asfissia che paralizza la città dovuta prioralmente alle loro deficitarie politiche. Il giudizio che ne traspare non può che essere negativo non avendo i loro programmi inciso sulle dinamiche di sviluppo che la città aspetta da molti anni. Le criticità evidenziate, l’incapacità dimostrata nella gestione delle risorse accertate e la mancanza di una vera spending review certificano il fallimento di questa Amministrazione e confermano lo stato di crisi presente sul territorio.

È palese, quindi, esprimere un giudizio nettamente negativo. Il voto di Fratelli d’Italia, più che mai, è un voto contrario per il bene dei nostri cittadini.
Davide Da Ros 

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