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Luigi Morbidelli, il fotografo senigalliese che ha scelto di vivere in Islanda: l’Intervista -FOTO

"L'aurora è uno di quei fenomeni astronomici che chiunque dovrebbe vedere almeno una volta nella vita"

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Luigi Morbidelli

Viaggiare, conoscere nuovi posti o ritornare nei luoghi già visitati per catturare la loro bellezza sotto un’altra luce“. E’ questo mantra che potrebbe riassumere il punto di vista del fotografo senigalliese Luigi Morbidelli, classe 1971, ex musicista, che ha deciso di trasformare in professione il suo amore per la fotografia che lo accompagnava da tenerissima età “La passione per la fotografia mi ha sempre accompagnato. E’ stato grazie ad un cugino che cominciai a fotografare. Pur vivendo piuttosto distanti, tutte le volte che veniva a Senigallia mi chiamava per uscire a fotografare. Una volta un campo di girasoli, un’altra il mare all’alba e così via. Facendo un percorso a ritroso mi sono accorto che in questi quasi 30 anni di fotografia il soggetto principale è stato quasi sempre il paesaggio“.

Northern light in Heiðmörk, IcelandDa lì un percorso di perfezionamento (nel 2012-13 presso la Scuola Romana di Fotografia e Cinema a Roma), workshops, seminari fotografici professionali fino alla scelta di trasferirsi in Islanda (marzo 2018).

Come nasce il Luigi fotografo? E’ stato un colpo di fulmine oppure è stata una passione che ti ha accompagnato per tutta la vita?
Il Luigi fotografo nasce nel lontano 1988 in contemporanea con l’inizio dello studio della batteria ma è rimasta una passione in secondo piano per tanti anni. Scattavo di tanto in tanto. Poi con il passare degli anni la passione per la fotografia è cresciuta sempre di più fino ad arrivare ad un percorso di studio sia in analogico che in digitale.

Ti ispiri a qualcuno? Quali sono i tuoi modelli o i colleghi di oggi e di ieri che stimi di più?
Essendo appassionato soprattutto di fotografia di paesaggio il mio più grande ispiratore è stato (e lo è tuttora) Ansel Adams, a seguire Edward Weston, Henri Cartier Bresson, Robert Capa e tanti altri. Tra i fotografi di oggi sinceramente non saprei farti nomi.

Domanda scontata: digitale o analogico? E ancora, B/N o colori?
La domanda non è così scontata perché uso entrambi e sia colori che bianconero ma con una Jökulsárlón at sunrise, Icelandprecisa scelta personale. Ho deciso di scattare a colori con la digitale (tranne in rari casi nei quali converto l’immagine in bianconero) per la difficoltà di stampare a colori in camera oscura nella quale avrei anche bisogno di attrezzatura particolare non facile da trovare sul mercato e comunque dal prezzo troppo elevato. Mentre il bianconero continuo a farlo in analogico perché mi piace lavorare in camera oscura e preferisco il risultato di una stampa ai sali d’argento piuttosto che quella ad inchiostro. E’ comunque un approccio totalmente differente. Non hai il monitor da controllare ma devi immaginare il risultato finale e quindi decidere come scattare. Un altro motivo è anche perché voglio avere il totale controllo di tutto il processo dell’immagine, dallo scatto alla stampa finale (anche se quest’ultimo passaggio in digitale non l’ho ancora raggiunto).

A tuo parere lo sviluppo tecnologico e l’avvento dei social come hanno cambiato il modo di fare fotografia in questi anni?
Sicuramente la tecnologia ha avvicinato molte più persone alla fotografia rispetto a prima in modo attivo e non più passivo, nel senso che le persone scattano fotografie e non si limitano a guardarle. Però vedo molte persone che si approcciano alla fotografia in modo molto superficiale e non approfondiscono nemmeno le basi della fotografia. Diverse persone mi hanno chiesto consiglio su quale obiettivo comprare, pur avendo già dei buoni obiettivi, per fare foto migliori, nella convinzione che un obiettivo o una fotocamera migliore facciano di te un fotografo più bravo, ma nessuno che si sia mai messo a leggere il libretto di istruzioni della propria fotocamera per capire le sue funzioni e potenzialità, ma soprattutto nessuno che prenda in mano un libro per conoscere le basi della fotografia.

Raccontaci della tua scelta di trasferirti in Islanda: come si vive nella terra “del Ghiaccio&fuoco”?
La scelta di trasferirmi qui è stata soprattutto per motivi di lavoro ed è ricaduta sull’Islanda perché Sunset in Vik, Icelandavevo già dei parenti qui. Ma è un paese che avevo già visitato ben tre volte, sia per motivi di lavoro che per vacanza, e mi sono innamorato fin da subito di questo paese, anche se non è un paese facile in cui viverci, soprattutto per noi italiani abituati al sole ed al caldo.

Fotografare l’aurora boreale è il sogno di molti fotografi: raccontaci la prima volta che ti sei imbattuto nelle “Luci del Nord”
La prima volta è stata circa 15 anni fa. Ero tornato da Akureyri, la capitale del nord, in vacanza con mia sorella, che viveva qui. Stavo per andare a dormire ma non so per quale motivo ho guardato dalla finestra ed ho visto una strana luce in cielo ma era difficile capire cosa fosse a causa delle luci della città. E’ stata mia sorella a dirmi che era l’aurora boreale. Quindi mi sono vestito ed uscito di corsa alla ricerca di un luogo riparato dalle luci. Vederla è stato fantastico. Ondeggiava e cambiava colore, dal verde al rosato. Ho ancora l’immagine stampata nella memoria. L’aurora è uno di quei fenomeni astronomici che chiunque dovrebbe vedere almeno una volta nella vita.

Chiudiamo con una domanda a carattere culinario (siamo pur sempre italiani!): hai provato il temuto hákarl?

Innanzitutto spieghiamo cos’è l’hákarl: è lo squalo putrefatto ma non essiccato. Assaggiarlo qui in Islanda è un obbligo e quindi ho dovuto sottostare anche io a quest’obbligo! E’ come mangiare del pesce crudo con la sola differenza che sa di ammoniaca e sinceramente ne faccio volentieri a meno!

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