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“Quando si chiudono le palestre si invitano i ragazzi all’alternativa della strada”

La US Pallavolo Senigallia replica al Consiglio d'Istituto del Liceo Perticari: "Nella gestione, miopia, disinteresse e mancati introiti"

La palestra del Perticari di Senigallia

In una nota formalmente firmata dal Consiglio di Istituto del Liceo “Perticari”, si torna ad attaccare, senza nessuna eleganza (in modo identico al precedente comunicato a firma di Francesco Maria Orsolini) la US Pallavolo Senigallia che avrebbe “osato” contestare al dirigente scolastico il mancato utilizzo nelle prime fasce orarie del pomeriggio delle palestre.

Mancato utilizzo che la nota a formale firma del Consiglio di Istituto conferma in pieno smentendo così seccamente le precedenti affermazioni del dirigente Orsolini (che accusava la nostra società di scrivere cose non vere su detta questione) che devono dunque considerarsi coscientemente prive di ogni verità.

Premesso ciò, il fatto che le palestre scolastiche “appartengano” al sistema scolastico pubblico (bene sarebbe dire semplicemente che sono impianti pubblici, pagati con i soldi dei cittadini, a disposizione innanzitutto del sistema scolastico), non può giustificare nel modo più assoluto – ed è anzi sintomo di miopia, disinteresse per le esigenze della cittadinanza nonchè mancato introito per le casse pubbliche – il mancato utilizzo di almeno 7 o 8 ore settimanali in cui dette palestre pubbliche risultano scientificamente chiuse. Scrivere che in quelle fasce orarie “si sarebbero potute svolgere attività extra-curriculari”, oltre a dimostrare che dette attività non si sono mai realmente svolte (e non si sono svolte nemmeno nella stagione 2017-2018, senza bisogno di tirare in ballo, questo sì in modo miserevole, il lutto di Corinaldo, evento per il quale bisognerebbe avere più rispetto senza utilizzarlo in termini tristemente strumentali), è la conferma che non vi è alcun interesse a gestire in modo puntuale e con criterio di economicità un bene pubblico. Che la scuola possa disporre liberamente di un suo bene, è fatto per il quale non abbiamo alcun dubbio. Ma la scuola non può liberamente disporre di non disporre di uno spazio pubblico lasciandolo chiuso e inutilizzato e mettendo i giovani fuori dalla porta. Questo è arbitrio non concesso alla pubblica amministrazione.

Che poi appaia curioso al dirigente scolastico e a chi ha sottoscritto l’ultima nota della scuola che un ente privato come una società sportiva possa dire la sua sulla “serrata” senza motivo di una palestra pubblica, la dice lunga sull’idea di trasparenza e democraticità di chi afferma simili amenità. Se la palestra dovesse essere utilizzata realmente dagli studenti, nessuno si sognerebbe di denunciare disfunzioni. Ma non è così. Infine, prendiamo atto che il dirigente e chi ha sottoscritto la nota ritengono che pagare un affitto annuo di circa seimila euro, oltre ai costi per custodia e pulizie che sono a carico delle società sportive, sia un pagamento irrisorio. Il che la dice lunga sulla presunzione di certe persone che, da una parte, non hanno evidentemente il senso economico della realtà, dall’altra si permettono di attaccare frontalmente la Provincia per i prezzi applicati che costoro vorrebbero a questo punto proibitivi magari per disincentivare la pratica dello sport giovanile. Un “ottimo” esempio di educazione civica. Quanto poi a lezioni sulla trasparenza di gestione, reinviamo al mittente ogni considerazione. E ricordiamo che per ogni palestra chiusa, qualcuno deve assumersi la responsabilità di ragazzi a cui lasciamo la strada quale alternativa all’agonismo sportivo.

Il direttivo
US Pallavolo Senigallia

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