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Cannabis, “parlare di proibizionismo è parlare di nulla”

L'assessore ai servizi sociali di Senigallia Girolametti spiega perché è favorevole alla liberalizzazione

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Carlo Girolametti

Giovedì pomeriggio 17 gennaio non potendo essere presente in Commissione per motivi di salute, ho inviato un mio contributo scritto in cui evidenziavo che se non si esce da politiche pregiudizialmente proibizioniste che al di là di ogni altra considerazione, hanno fallito, non andremo oltre i soliti proclami.


Il mio punto di vista è condiviso da più di 100 deputati di tutte le forze politiche della scorsa legislatura, dal Presidente Obama e da tanti governatori di Stati dell’Unione, dal Canada, Uruguay ma soprattutto dalla nostra Direzione Nazionale Antimafia.

Per evitare fastidiose strumentalizzazioni faccio riferimento al mio comunicato qui di seguito.

Credo che iniziative di buona volontà come questa servano a poco se non si esce dalla logica del proibizionismo da un lato, e non si investano risorse importanti sul problema delle dipendenze patologiche, dall’altro.

Solo nel 2014 la Corte Costituzionale ha dichiarato la illegittimità degli art.4-bis e 4-vicies-ter della legge Fini/Giovanardi del 2006, cancellando l’equiparazione tra le cosiddette droghe leggere (hashish e marijuana) e quelle pesanti (eroina e oppio-derivati, cocaina, anfetamine, allucinogeni e droghe sintetiche in genere ecc.).

Legge che oltre ad essere assolutamente inefficace nel combattere la produzione, trasformazione, intermediazione e distribuzione, tutte nelle mani della grande criminalità organizzata, è risultata nulla nella riduzione del consumo e ha prodotto tragedie portando in carcere semplici consumatori.

La Direzione Nazionale Antimafia (DNA) nella relazione annuale del 2017, come nei due anni precedenti, a proposito dell’azione di contrasto alla Cannabis denuncia:
”il totale fallimento dell’azione repressiva e la letterale impossibilità di aumentare gli sforzi per reprimere meglio e di più la diffusione dei cannabinoidi, e d’altra parte dirottare ulteriori risorse su questo fronte ridurrebbe l’efficacia dell’azione repressiva su emergenze criminali virulente quali quelle rappresentate da criminalità di tipo mafioso, estorsioni, traffico di esseri umani e rifiuti, corruzione e contrasto al traffico delle droghe pesanti”.

E aggiunge politiche di depenalizzazione potrebbero dare buoni risultati in termini di deflazione del carico giudiziario, di liberazione di risorse disponibili delle forze dell’ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali e infine, di prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di appannaggio di associazioni criminali agguerrite. Sulle stesse posizioni si ritrovano il SIULP, il maggiore Sindacato di Polizia, e il Presidente della Autorità Nazionale Anticorruzione. Inascoltati finora”.

Questo approccio pragmatico ha invece avuto riscontro concreto nelle scelte fatte dal governo Obama nel paese che storicamente è stato garante del proibizionismo. In tanti stati dell’Unione oggi è legalizzato l’uso ricreativo della cannabis, come fatto dal Canada nel 2018 con il “Cannabis Act” e in Uruguay già nel 2014 dal governo Mujica.

Lo stato del Colorado ha legalizzato l’uso ricreativo della cannabis nel 2012 e quindi sono disponibili dati statistici ufficiali. E’ aumentato del 10% il consumo tra i maggiorenni a cui è consentito l’uso, ma è diminuito del 5% per i minorenni a cui è tuttora negato. Piccoli spostamenti che non mostrano l’esplosione del consumo, temuto dai proibizionisti, dati interpretabili come la totale emersione dei consumatori divenuti legali e minore interesse per ciò che non è più una trasgressione per i minori.

Ma l’aspetto nettamente positivo è la riduzione del 50% dei reati connessi alla marijuana, una riduzione del 6% di crimini violenti e del 3% dei reati contro la proprietà. Inoltre la produzione, la distribuzione e la tassazione statale hanno prodotto 1,3 miliardi di dollari di vendita e 200 milioni di tassazione.

Tali risorse sono state riutilizzate in programmi di prevenzione dell’abuso, di educazione alla salute, di realizzazione di Centri Giovanili, sostegno a programmi di recupero e anche alla realizzazione di Centri Diurni per i senza tetto (Recreational Cannabis Legalization and Opioid-Related Deaths in Colorado, 2000-2015), (Fiorentini Leonardo in Colorado i soldi della cannabis vanno ai senza tetto http//ungas 2016.fuoriluogo.it/2016-05-17).
E in Italia?
Una proposta di legge che prevede la legalizzazione della cannabis firmata da 100 deputati di tutte le forze politiche si è impantanata in prossimità delle elezioni politiche del 2018 perché ormai il consenso si ottiene più sulle paure che sulla soluzione dei problemi.

Questa legge avrebbe consentito di regolamentare meglio l’uso terapeutico della cannabis e indotto grandi vantaggi dalla legalizzazione regolamentata della produzione, distribuzione e consumo anche a scopo ricreativo.
Come scrive la DNA nella già citata relazione annuale “per avere contezza della dimensione che ha ormai assunto il fenomeno del consumo delle cosiddette droghe leggere, basterà osservare che, considerato che il quantitativo sequestrato è di almeno 10/20 volte inferiore a quello consumato, si deve ragionevolmente ipotizzare un mercato che vende approssimativamente fra i 1,5 e i 3 milioni di Kg all’anno di Cannabis, quantità che soddisfa una domanda di mercato di dimensioni gigantesche. In via esemplificativa, l’indicato quantitativo consente a ciascun italiano, compresi vecchi e bambini, un consumo di 25/50 grammi pro-capite l’anno”.

Se consideriamo che la marijuana vale 10 euro al grammo e l’hashish poco più, il mercato della Cannabis in Italia vale dai 15 ai 30 miliardi di euro l’anno!
Parlare di proibizionismo è come parlare del nulla.

La legalizzazione della Cannabis consentirebbe una riduzione dei costi direttamente legati alla inutile repressione, tra l’altro va ricordato che anche oggi nonostante la incostituzionalità della Fini/Giovanardi chi viene fermato per la terza volta in possesso di Cannabis rischia il carcere e che circa il 35% della popolazione carceraria è correlata a reati di droga, e secondariamente riassorbirebbe una quota importante dei profitti criminali.

Ma la cosa a mio avviso più interessante, qualora si approvasse una legge come quella proposta nella scorsa legislatura dal senatore Benedetto Dalla Vedova in rappresentanza dell’ Intergruppo Parlamentare che prevedeva un sistema analogo al Monopolio Tabacchi, la legalizzazione genererebbe una quantità enorme di risorse da utilizzare per veri programmi di di prevenzione dell’abuso, recupero da dipendenze dalle droghe pesanti e sostegno delle Politiche Giovanili.

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