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“L’ipocrisia di una società, sorda e cieca, che preferisce guardare il dito e non la luna”

Massimo Bello (Energie per Senigallia, Energie per le Marche) prende posizione dopo i tragici fatti della Lanterna Azzurra

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Onoranze Funebri F.lli Costantini
Massimo Bello

La questione va posta su piani diversi. Altrimenti, corriamo il rischio di fare confusione, mistificazione e strumentalizzazione. La tragedia di Corinaldo ha tanti colpevoli.

Ci sono coloro, che sono penalmente responsabili e rei di aver omesso – deliberatamente o meno – obblighi e doveri, e coloro, che hanno violato la legge e le prescrizioni sancite dall’ordinamento. Ci sono poi altri ‘colpevoli‘. Sono coloro, su cui potremmo aprire capitoli di discussioni e di confronti, ma non sarebbe qui il luogo adatto per farlo. Colpevoli non certo per aver commesso i fatti antigiuridici, su cui la magistratura, gli inquirenti e i processi ci diranno cosa sia realmente accaduto, ma sicuramente per aver sottovalutato comportamenti sociali, che rappresentano i sintomi di una società, che non ha più solide fondamenta. Non mi va in questo post di soffermarmi sul ‘dito‘, ma vorrei che si guardasse la ‘luna‘, che indica quel dito. Perché, se non lo facessimo, ci perderemmo in un oceano di ipocrisia inutile.

I morti vanno onorati e le lacrime servono a sfogare rabbia e rancore, ma la verità – quella non giudiziale, tanto meno penale – va fatta emergere. Ed è su quella che dovremmo confrontarci. Nessuno desidera mettere alla gogna quel cretino e cialtrone di ‘Sfera Ebbasta’ o il comportamento genitoriale contemporaneo, spesso troppo permissivo e lassista, ma ci sono interrogativi – al di là della tragedia – che dobbiamo porci. Sia come società che come collettività, sia come giovani che come meno giovani.

Non vorrei che tutte le riflessioni si fermassero ad osservare la punta dell’iceberg del problema, bensì desidererei che si aprisse il vaso di Pandora, scrutando a fondo le ragioni, per le quali siamo giunti ad un punto, nel quale una società debba continuare a basare la sua esistenza su disvalori, sul nulla, sul vuoto. Invece, che appoggiarsi su principi, valori e comportamenti, che la farebbero di certo evolvere e crescere meglio e di più. Si dice sempre che i giovani sono il nostro futuro e la nostra speranza. Ma a questi giovani dobbiamo dare valori, sostanza e insegnare loro comportamenti sani, in modo tale che le loro coscienze siano in grado non tanto e non solo di saper distinguere tra il bene e il male (non facile, ovviamente), ma almeno di comprendere le ragioni, per cui ‘Sfera Ebbasta’ (e cialtronerie simili) e determinati comportamenti non siano né speranza né futuro.

Comunque sia, tutto è difficile, ma in questa tragedia – ribadisco – ciò che mi preoccupa di più, rispetto alle responsabilità penali, che vanno giustamente e doverosamente perseguite, con severità e rigore, perché ciò non accada mai più (si dice sempre così, ahimè, ma non si impara mai da quanto accade), sono altre tipologie di ‘fenomeni‘ comportamentali: è, giusto per fare qualche esempio, l’omertà di chi fa finta di niente, è l’ipocrisia del mediocre di turno, è il non voler affrontare con coraggio altre questioni, preferendo magari tacerle, per mera opportunità od utilità. Ecco cosa mi preoccupa. Tra l’altro, se guardassimo ciò che succede attorno a Corinaldo, su tutto il territorio nazionale, ci accorgeremmo come la tragedia di quella notte, tra il 7 e l’8 dicembre, sia stata solo uno dei tanti capitoli, che si consumano, ahimè, dovunque. Ed è questo che mi preoccupa!

Mi preoccupa che, il giorno dopo qualsivoglia tragedia, in cui a pagare siano vite umane, giovani vite umane peraltro, si possa pensare che simili episodi si sarebbero potuti evitare o avrebbero dovuto evitarsi. Il rimorso prende, troppe volte, il sopravvento, trasformandosi in dolore collettivo. Un dolore troppo grande da dipanare e a cui appare difficile trovare conforto. Un dolore troppo grande, circondato sovente da un’ipocrisia latente, che fa perdere spesso il senso dell’orientamento.

Perché non accadano più simili disgrazie, dobbiamo imparare a guardare la luna e non il dito. Ad affrontare, anche se non ci piace farlo, la diversa natura di ciascun problema, a cominciare da quello di una società, le cui fondamenta non cedono ancora, ma subiscono tutti i giorni condizionamenti più o meno importanti, che non portano sempre in alcuna direzione migliorativa e risolutiva.

Massimo Bello
Presidente dell’Associazione
“Energie per Senigallia, Energie per le Marche”

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