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Senigallia e quel legame con New York, Madrid, Lisbona che risale al 1908

Un teatro che non c'è più, per un mondo che non c'è più...ma oltre 100 anni fa, alla Fenice...

Rocco Papaleo - Coast to Coast - 6 dicembre 2018 - Teatro La Fenice Senigallia
Celestina Boninsegna

Che relazione può mai esserci tra una cittadina rivierasca come Senigallia e città capitali come New York, Madrid, Santiago del Cile, Lisbona? Oggi, forse, nessuna ma nel lontano 1908 l’estate misena si colorì di fama internazionale ospitando una eccellente rappresentazione di Aida, interpretata dalla celebre soprano Celestina Boninsegna che, appunto, era reduce da una tournée proprio in quelle roboanti e primarie piazze della lirica intercontinentale.


Spesso non ce ne accorgiamo ma il passato è lì, a nostra disposizione, che dorme in qualche archivio più accessibile di quanto non si pensi. Basti considerare la splendida Biblioteca Antonelliana ospitata al Foro Annonario (lo so, per i nostalgici tra i quali mi colloco non prenderà mai del tutto il posto del mezzanino di Palazzo Gherardi, ma è tuttavia davvero affascinante e suggestiva…): chiunque vi si rechi ha la possibilità di sfogliare svariate riviste di notevole interesse locale, dalla Voce Misena al Corriere Senigalliese sino a Il Mare, dal quale appunto traiamo un divertente articolo di cronaca musical-mondana.

Siamo nell’agosto del 1908 ed il giornale ci ricorda che il 14 del mese, appena smetteranno le repliche di Aida, si farà la ‘solita fiera di beneficenza’ a favore dell’Asilo Regina Elena. Nello stesso periodo il Cine Colossal View organizza affascinanti proiezioni cinematografiche come La pazza del lago (un dramma), Il ritorno del crociato (un’avventura fantastica) e La bella dattilografa (una commediola).

Ma il vero evento è al Teatro La Fenice dove, un sabato sera, si danno appuntamento tutte le persone che contano, per la prémière. L’articolista, che non si capisce se sappia o no di musica o di tutto un po’ o magari è forse, semplicemente, l’unico compilatore del giornale intero, si sofferma non poco sulle ‘ricchissime toilette dalle intonazioni geniali e delicatissime’ che creano, a sentir lui, un ‘ottimo colpo d’occhio’.

La sala è ‘sfarzosamente illuminata’ e davvero deve essere stato un bel vedere, considerato il livello che il cittadino Teatro La Fenice aveva raggiunto ormai da circa un secolo: nel 1839 ci aveva cantato la Strepponi e lo stesso Giuseppe Verdi, nel 1843, spese una quindicina di giorni a Senigallia, dov’era sceso per dirigere I Lombardi alla prima crociata e dove, infine, aveva anche composto la nuova versione della cabaletta Come poteva un angelo. Di poco tempo prima rispetto alla nostra cronaca, ossia del 1904, il fresco ricordo di un entusiasta Pietro Mascagni che si era fermato un mese estivo in città con l’occasione di dirigere la sua Iris, l’antenata di Madama Butterfly.

La riunione della gente dabbene prende un tono divertente, se non altro perché ci parla di nomi e persone scomparsi nell’oblio ma quasi fotografati, quel sabato estivo, mentre si accingono a varcare la soglia del foyer nelle loro marsine e, per le signore, nel pieno fulgore di pennacchi e sfavillanti monili d’inizio secolo. C’è la contessa Marazzani ‘in splendido abito bianco’, la marchesa Baviera ‘sempr

e bella ed elegantissima’, ci sono la signora Fedrighini e signorina De Messailles entrambe ‘attraentissime’, la signora Cremonini e la signora Monti Augelli di Nidastore ‘in ricco abito bianco’ ma il giornalista, forse lui pure stanco di questa girandola di nomi un poco fine a se stessa, conclude dicendo che ci sono anche ‘tante altre alle quali domando venia per la non desiderata omissione’. La non desiderata omissione: altri tempi davvero.

Sebbene, ci vien riferito, il Corriere Senigalliese e l’Ordine di Ancona (che si invita a farsi ‘gli affari di casa sua e non cacciare il naso in casa d’altri in così malo modo’) si siano espressi con una certa durezza circa questa rappresentazione teatrale, da un lato denigrandola e dall’altro sminuendone le potenzialità, il cronista del Mare non lesina, di contrappunto, apprezzamenti che hanno quasi del ridicolo se non fossimo in un’epoca di retorica elargita a piene mani e con sincera partecipazione.

Di sotto alle cornicette a fiori liberty che punteggiano i paragrafi del vivace periodico locale, si dice appunto delle magnifiche doti di cantante di Celestina Boninsegna che ha ‘meravigliosamente interpretato la parte dell’infelice schiava etiope’ dimostrando oltre che bel canto un’ ottima dose di presenza scenica, tanto apprezzata qualità di quel periodo della lirica. Riscuote ‘applausi frenetici’, nulla di meno, la Boninsegna che rivela ad Amneris il suo amore per Radames: nella parte di lei è Cloe Marchesini che è stata ‘molto piaciuta’ (sic) per la sua potente vocalità rivolta al bel Radames, a sua volta impersonato dal tenore maltese Icilio Calleja, dotato di ‘efficacia drammatica non comune’.

Aida nel 1908L’ignoto cronista vuol esagerare e, colmo di compiacimento, non solo incensa le ballerine – arrivate a Senigallia dal Teatro Comunale di Trieste (che all’epoca, val la pena ricordarlo, era ancora in Austria-Ungheria), – ma addirittura i ‘moretti, applauditissimi ed anche bissati nella graziosissima danza, educati in pochissimo tempo dalla maestra Alba Vianello’. Ce ne sarebbe abbastanza per dar da storcere il naso a qualche benpensante nostro contemporaneo ma, si sa, il passato è un paese straniero e lì, le cose, si fanno diversamente.

Allora non sarà sgradito il nostro fare diversamente e accodarci al cronista di centodieci anni orsono che, nel non voler far torto a nessuno, si prese la non comune briga di nominare, tra i tanti artisti ringraziati, anche il suggeritore Italo Galaverni.

Un teatro che non c’è più, per un mondo che non c’è più.

Gaspare Battistuzzo Cremonini

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