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Proposte di Confluenze per mitigare rischio idraulico lungo il Misa: ridare spazio al fiume

"Tutti a dire della violenza del fiume in piena e nessuno della violenza degli argini che lo costringono." (Bertolt Brecht)

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Studio dentistico Dott. Claudio Balicchia - Dentista Senigallia (Ancona)
Fiume Misa: allagamenti tra Vallone e Bettolelle

La Regione ha annunciato di aver stanziato, per la mitigazione del rischio idraulico del fiume Misa, circa 18.000.000 di euro, che si vanno ad aggiungere ai 4.000.000 già stanziati per la vasca di laminazione di Bettolelle (2,1 milioni in appalto per la vasca; il resto per le opere
accessorie).

Tanti? Troppi? Per la difesa idraulica di Senigallia non sono troppi, ma si tratta pur sempre di cifre importanti che consentiranno, se ben spese, di produrre un deciso miglioramento della sicurezza idraulica ed anche una riqualificazione ambientale-territoriale.

I punti topici per la mitigazione del rischio idraulico a Senigallia sono:
1. lo stato degli argini a monte della città;
2. la necessità di laminare la portata al colmo di piena già con tempi di ritorno di 30-50 anni, a causa della scarsa capacità di deflusso nel tratto urbano;
3. i ponti che, così come sono, producono rigurgito a monte e aggravano la situazione;
4. i depositi alluvionali alla foce causati, anche, dal prolungamento del molo di ponente realizzato per favorire l’imboccatura del porto.

Le soluzioni possibili per raggiungere lo scopo sono varie, soprattutto per quanto riguarda i punti 1 e 2. All’”Osservatorio Misa” se ne è parlato a lungo.

Fiume Misa: allagamenti tra Vallone e BettolellePer esempio:
Si potrebbero prendere in considerazione, oltre la vasca di laminazione di Brugnetto, altri siti, sia in destra che in sinistra idraulica, o altre soluzioni di laminazione “diffusa” realizzabili con bassi costi e basso impatto sul territorio, ovviamente con i dovuti accorgimenti particolari di ogni luogo. Durante l’alluvione del 3 maggio, in destra idraulica, molti campi sono stati allagati (in seguito alla rottura degli argini in più punti). Grazie alle arginature dei fossi affluenti (Cavallo Montirone, Crocifisso) e alla SP Arceviese si sono evidenziate delle casse di espansione. A monte di Bettolelle sarebbe inoltre possibile individuare nuove aree di laminazione, lo stesso si può ipotizzare per la grande ansa a Borgo Passera.

In sponda sinistra in zona Parco San Giorgio e a valle del fosso Prati Baviera ci sono aree utilizzabili come casse di espansione.

Andrebbero pianificati interventi sui terreni agricoli a partire dalla conduzione biologica che facilità anche l’assorbimento dell’acqua piovana fino alla realizzazione di laghetti utili sia per il contenimento delle acque che come approvvigionamento nei periodi di siccità.

Visto che si è deciso di rifare totalmente gli argini per lunghi tratti, si potrebbe pensare di allargare gli argini in punti opportuni per sfruttare la capacità di laminazione naturale del fiume.

Bisognerebbe pensare di rifare i ponti cittadini a campata unica e a “via inferiore” (in modo che la struttura portante non ingombri la luce di passaggio del fiume).

Fiume Misa: allagamenti tra Vallone e BettolelleLe possibili alternative andrebbero sottoposte ad analisi“qualitativa e quantitativa, multicriteri e multiobbiettivi tale da permettere di dedurre una graduatoria di priorità tra le soluzioni possibili” (Regolamento sui LLPP).

Sarebbe quanto mai logico e opportuno mettere in pratica i principi comunitari di partecipazione democratica alle decisioni in materia ambientale (Convenzione di Aarhus) e “attuare un metodo di lavoro partecipativo sia nella fase di programmazione che di progettazione” (Contratto di Fiume firmato a Senigallia nel 2016). Finora si è detto ma non si è fatto.

Nella nostra epoca due scuole di pensiero si scontrano in materia di gestione dei fiumi.

Il vecchio regio decreto n. 523 del 1904 che prevede di trattare i fiumi soprattutto dal punto di vista idraulico (difesa dalle piene, energia, navigazione) e le direttive europee in tema ambientale, a partire dalla Direttiva Quadro sulle Acque (2000/60/CE) e la cosiddetta direttiva “alluvioni” (2007/60/CE). Queste ultime spingono per il ripristino delle pianure alluvionali e incentivano il ricorso alla laminazione diffusa, con approcci orientati alla gestione del rischio e non solo della pericolosità.

Chi vincerà? Noi temiamo il peggio.

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