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Istat: il 12,1% degli italiani è a rischio povertà

Una fotografia allarmante e per certi versi paradossale dal rapporto periodico dell'Istituto di Statistica

Povertà

Si chiama “Noi Italia” l’ultimo rapporto periodico arrivato dall’Istat che presenta i dati sulla condizione economica degli italiani nel corso del 2016; la fotografia che emerge è decisamente allarmante e, per certi versi, anche paradossale.

Partiamo dalla percentuale più destabilizzante: il 12,1% degli italiani è a rischio povertà e non riesce a far fronte al pagamento di mutui, di bollette e di rate, non è in grado di sostenere spese impreviste e vive in una condizione di costante ansia e instabilità. Nessuna piccola vacanza nell’arco dell’anno, impossibilità di permettersi un’automobile, un elettrodomestico o una più semplice cena fuori con gli amici, nonostante si percepisca uno stipendio: sono i “working poor”, come sono stati ribattezzati dagli inglesi, e sono presenti in tutta Europa, anche se in percentuale minore rispetto a quelli nostrani (9,6%).

La vita è dura per questi “lavoratori poveri”, che non possono godere neanche dei vantaggi e dei sussidi riservati ai disoccupati, ma non riescono comunque ad arrivare a fine mese in modo dignitoso, non possono permettersi di andare dal dentista o dal parrucchiere e hanno difficoltà di accesso al credito, perché hanno stipendi troppo bassi, almeno secondo le severe regole degli istituti bancari; a loro sono, infatti, concessi più facilmente finanziamenti come la cessione del quinto per dipendenti privati (maggiori approfondimenti su http://www.calcoloprestito.org/guida/cessione-quinto-dipendenti-privati), strutturata in modo da garantire la restituzione del capitale prestato,a fronte di un contratto di lavoro solitamente a tempo indeterminato.

Altra realtà che emerge con prepotenza è la spaccatura tra Nord e Sud, con una Sicilia in cui la condizione di disagio economico interessa un abitante su quattro, con una percentuale del 26%; più in generale al Sud ci si ferma al 21,2%, tre volte di più della parte più “fortunata” del paese, dove ci si ferma al 7,3%, avvicinandosi alla percentuale media europea. Attenzione, però, perché se da Roma in giù si è più poveri, da Roma in su la povertà si sente di più, visto che il dato relativo “all’intensità della percezione di povertà” passa dal 18% del 2015 al 20,8% del 2016, mentre quella del sud passa dal 18,7% al 20,7%. In pratica, al Sud si è più poveri, ma si sente meno che al Nord. Il “nuovo povero”, infine, è solitamente single, abbastanza anziano o facente parte di un nucleo familiare in cui è presente un over 65 o un disoccupato.

Proprio la disoccupazione ci porta la terza percentuale che possiamo ritenere drammatica, perché il livello di giovani del Mezzogiorno tra i 15 e i 24 anni che non hanno un’occupazione arriva a toccare il 51, 4%, tra gli uomini, e il 55,6% tra le donne, con la Calabria che si classifica tristemente prima, con un 69,2% di disoccupazione giovanile femminile, mentre quella maschile risulta essere più “contenuta”, con un pur sempre drammatico 47,8%.

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