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Da Arquata a Senigallia per ricominciare ma ora rischia di perdere la nuova attività

Canafoglia: "Alberta si riserva di sporgere querela contro l'imprenditore edile e verificare se sussistano altre responsabilità"

Corrado Canafoglia, Alberta Cardinali ed Elisa Pellegrini

La sua attività è andata distrutta a seguito del terremoto che ha devastato il centro Italia e così ha provato a ripartire con una nuova attività commerciale a Marzocca ma le cose non sono andate nel migliore dei modi ed ora rischia di vedere sfumare il suo sogno di una nuova vita.

E’ la storia di Alberta Cardinali, 48enne originaria di Roma ma cresciuta a Marzocca e titolare da fine gennaio 2018 di un negozio, che si è vista arrivare un pignoramento dell’immobile che sembra le sia stato tenuto nascosto.

La donna ha deciso di tornare nella frazione senigalliese dopo la tragedia del terremoto che le ha completamente distrutto il country house che gestiva ad Arquata del Tronto, una delle località maggiormente colpite dal sisma.

La 48enne, seriamente preoccupata di essere lasciata fuori dal locale appena affittato proprio per ripartire dopo il terromoto, ha deciso di rivolgersi all’Unione Nazionale Consumatori rappresentata dagli Avvocati Corrado Canafoglia ed Elisa Pellegrini: Alberta vuole sporgere querela contro chi le avrebbe tenuto nascosta la notizia del pignoramento che a suo dire pendeva sull’immobile.

Dopo una lunga trattativa – ha spiegato l’avvocato Canafoglia – a fine gennaio 2018, Alberta ha sottoscritto un contratto di locazione per l’immobile da un imprenditore edile e acquistato l’attrezzatura dai precedenti gestori che seguivano il negozio. A febbraio l’attività prende il via, ma il 5 marzo un creditore notifica un pignoramento presso il negozio, pignorando i canoni del contratto che Alberta deve pagare al proprietario dell’immobile. Poi arriva in negozio il custode giudiziario, nominato dal Tribunale di Ancona nell’ambito di un’altra procedura esecutiva avente per oggetto l’immobile dove Alberta gestisce il negozio. Gli effetti dei due pignoramenti fanno sì che il contratto di locazione, successivo al pignoramento immobiliare, non sia valido. A questo punto è il Tribunale a dover decidere, potendo disporre la liberazione dell’immobile, così che Alberta si troverebbe per strada avendo investito i suoi ultimi risparmi, dopo la tragedia del terremoto, in un’attività che non potrà proseguire. Oltre tutto Alberta ha versato anche 1500 euro al proprietario quale cauzione per eventuali danni all’immobile. E ora non sa se deve pagare il custode giudiziario per il pignoramento immobiliare o il creditore del pignoramento presso terzi e se può restare nell’immobile quanto meno fino alla vendita all’asta. Di fatto – prosegue Canafoglia – il contratto di locazione non è valido, essendo successivo al pignoramento immobiliare; il tribunale tra sei mesi o un anno potrà disporre la liberazione dell’immobile che sarà venduto all’asta, lasciando così Alberta senza l’attività per la quale ha dato fondo a tutti i suoi risparmi”.

E conclude ancora: “L’imprenditrice non è stata informata del pignoramento immobiliare. Tra l’altro, solo ora Alberta è venuta a conoscenza che l’imprenditore edile ha problemi in altri cantieri della città ora bloccati, con acquirenti che avrebbero pagato acconti senza avere però l’ipotetica possibilità di disporre degli appartamenti”.

Ora la nostra assistita – conclude Canafoglia – vuole tutelare i suoi interessi, riservandosi anche di sporgere adeguata querela penale per truffa, contro l’imprenditore edile in primis ma anche di verificare se sussistano responsabilità da parte dei precedenti gestori”.

Commenti
Solo un commento
ozymandias
ozymandias 2018-04-07 18:57:25
Fa sorridere, in questo articolo, che non sia stato riportato il nome dei precedenti gestori, chiaramente dichiarato, invece, sul Corriere Adriatico: perché?
Personalmente preferisco essere informato da un giornale, piuttosto che non esserlo: stavolta non capisco, quindi, la linea scelta da senigallianotizie.
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