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Atletica discrimina le donne: caso sollevato dalla deputata senigalliese Brignone

Vespaio di polemiche per una gara ad Osimo: interrogazione parlamentare, la Federazione disposta a fare marcia indietro?

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Manto in degrado alla pista di atletica delle Saline

Diventa un caso nazionale la polemica sollevata dalla parlamentare senigalliese Beatrice Brignone (Possibile) per presunte discriminazioni di genere e nazionalità da parte degli organizzatori di una gara di atletica leggera da svolgersi nei prossimi giorni ad Osimo.


“E’ stata presentata un’interrogazione alla Presidenza del Consiglio e al Ministro dello Sport in merito alla quinta gara nazionale di corsa campestre, valevole come prova di selezione per i campionati europei di cross che si disputerà presso il campo di atletica leggera alla Vescovara di Osimo (An) il prossimo 26 novembre – sottolinea Brignone – Con il patrocinio della Regione Marche, della Provincia di Ancona, Coni Marche, del Comitato regionale della federazione italiana di atletica leggera e del Panathlon club di Osimo, gli organizzatori hanno messo in palio un montepremi per i vincitori della competizione che si differenzia tra uomini e donne a vantaggio dei primi. La cosa sconcertante è anche la differenziazione del percorso da compiere: dieci chilometri per gli uomini e sette per le donne e l’assegnazione dei rimborsi spese che saranno assegnati esclusivamente agli atleti di cittadinanza italiana.

Si può dunque dedurre che un atleta donna è, secondo gli organizzatori, incapace di intraprendere lo stesso percorso di un uomo e quindi le viene riconosciuto un premio minore e gli atleti privi di cittadinanza italiana ma iscritti regolarmente alla Federazione italiana di atletica leggera, in caso di vittoria saranno esclusi dai rimborsi.

Le dichiarazioni rilasciate dal presidente del Coni Marche – intervistato a seguito delle numerose proteste dell’associazionismo sportivo – da Assist (Ass. Nazionale Atlete) sino alla disapprovazione della campionessa olimpica di fioretto, Elisa Di Francisca, dimostrano ancora una volta che il percorso di sensibilizzazione sui valori civili, etici e sociali sui quali si basa lo sport per favorire il contrasto all’emarginazione e alle discriminazioni di ogni genere è ancora molto lungo e difficoltoso”.

Sembra che nella federazione italiana di atletica leggera, la Fidal, sia emersa la disponibilità a cambiare la Carta, in modo da vietare ogni tipo di discriminazione: se ne parlerà nel prossimo Consiglio federale del 21 dicembre.

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