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Senigallia pronta per ospitare la prima edizione de “La Sinistra in Festa”

In via Carducci la serata di apertura mercoledì 13 con il libro di Francesco Fanesi "Zucchero Amaro" e il film di Bolognini "Metello"

Cuochi Ancona
La raffineria di zuccheri e il cavo Penna nella Senigallia di inizio '900

Doppio appuntamento per Diritti al Futuro – La Sinistra in Festa, la manifestazione in programma dal 13 al 17 settembre in via Carducci a Senigallia con mostre, spettacoli, dibattiti politici. La tradizionale apertura della festa coniuga sempre un evento culturale con la proiezione di un film.

Quest’anno si parlerà di un fatto, dimenticato dai più, che riguarda direttamente la storia civile e sociale della nostra città agli inizi del Novecento. Mercoledì 13 settembre, alle ore 21, ci sarà infatti la presentazione pubblica del libro, da poco pubblicato dalla Ventura Edizioni, “Zucchero Amaro”, la storia di Aldo Gervasi, facchino di Senigallia, ucciso nel 1910. Sarà presente l’autore, Francesco Fanesi.
Il libro tratta la storia di una vicenda apparentemente marginale eppure emblematica dell’epoca in cui è accaduta, che dopo due anni di accurata ricerca storica, diventa un libro su un episodio tra operai e facchini dello zuccherificio di Senigallia di inizio ‘900.

Alle ore 21:00 verrà anche proiettato il film “Metello” che nella trama racconta una storia incredibilmente simile alla vicenda accaduta a Senigallia durante lo sciopero allo zuccherificio. Tratto dall’omonimo romanzo di Vasco Pratolini, il film, del 1970, realizza un superbo affresco dell’Italia, e di Firenze, dei primi del Novecento oltre che dei primi movimenti socialisti e delle lotte sociali.

La serata sarà coordinata da Marco Lion de “La Città Futura”.

Diritti al Futuro – La Sinistra in Festa

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Allegati

NOTE SUL LIBRO:
Tutto nasce da un “incontro” casuale. L’autore, durante una visita al cimitero delle Grazie di Senigallia, nota una tomba che si contraddistingue dalle altre per un particolare: una lapide senza simboli religiosi ma contrassegnata da un sole simile a quello socialista “dell’avvenir”. Sotto un’epigrafe sibillina: “Gervasi Pietro – n. 11 agosto 1856 m. 13 gennaio 1907 – riunito all’adorato figlio Aldo nato a Senigallia il 27 dicembre 1886, strappato violentemente all’affetto dei suoi il 21 agosto 1910 ammonisce: l’odio fra i lavoratori semina morte, che solo su gli uomini affratellati dall’amore potrà risplendere il sole della giustizia”.
La curiosità di sapere fa il resto. Ed è così che dopo due anni di accurata ricerca storica il tutto diventa un libro, “Zucchero amaro”.
Il contesto in cui si svolge la vicenda è quello della Senigallia di inizio Novecento, quando il movimento operaio muove i suoi primi passi in città, supportato da anarchici, socialisti e repubblicani.
Lo zuccherificio di Senigallia è il luogo della nostra storia: fondato nel 1885 dava lavoro a circa 200 operai più l’indotto.
Nella primavera del 1909 gli operai di questo stabilimento scioperano in solidarietà con i colleghi di Ancona e di altri parti d’Italia. L’agitazione dura alcune settimane e vi partecipano anche 37 facchini, fatto non scontato visto che questi non erano direttamente dipendenti della fabbrica. La solidarietà di classe è ampiamente sentita tra i facchini che non hanno indugi nell’affiancarsi agli operai. Nel giro di alcune settimane la vertenza a livello nazionale rientra e di conseguenza a Senigallia si riprende a lavorare, ma la proprietà è decisa a vendicarsi dichiarando la serrata.
Alla fine il ricatto padronale vince e gli operai sono costretti ad accettare condizioni fortemente peggiorative.
I facchini decidono però di resistere e uno di loro, Aldo Gervasi, pagherà questa scelta con la vita.
“Uno dei motivi che mi hanno spinto a narrare questa vicenda – spiega l’autore – è stata una curiosa riflessione: in questi ultimi anni, tra quelli che stanno ancora lottando in controtendenza per i propri diritti, e che per farlo hanno scelto di unirsi e fare fronte comune contro chi li sfrutta, ci sono, guarda caso, di nuovo i facchini. Dopo cento e passa anni!”
NOTE BIOGRAFICHE DELL’AUTORE

Francesco Fanesi è nato a Senigallia e si è laureato in Storia Contemporanea presso l’Università degli studi di Bologna. Da anni si dedica ad attività politiche ed è attivo nel campo dei diritti sociali. E’ stato presidente dell’Associazione Shimabara Marche, associazione che si occupa di progetti per l’integrazione dei migranti e per la promozione del multiculturalismo. Questa è la sua prima pubblicazione.

NOTE SUL FILM:
Cast: Massimo Ranieri, Ottavia Piccolo, Lucia Bosé, Tina Aumont, Pino Colizzi, Gabriele Lavia, Renzo Montagnani, Frank Wolff, Mariano Rigillo.
Sceneggiatura: Luigi Bazzoni, Mauro Bolognini, Suso Cecchi d’Amico, Ugo Pirro
Musiche: Ennio Morricone
Fotografia: Ennio Guarnieri
Montaggio: Nino Baragli
Riconoscimenti:
David di Donatello come miglior film. Presentato in concorso al 23º Festival di Cannes, valse a Ottavia Piccolo il premio per la migliore interpretazione femminile.
1970 – Festival di Cannes
Migliore interpretazione femminile a Ottavia Piccolo
Nomination Palma d’oro a Mauro Bolognini
1970 – David di Donatello
Miglior film a Mauro Bolognini e Gianni Hecht Lucari
David Speciale a Ottavia Piccolo
David Speciale a Massimo Ranieri
1971 – Nastro d’argento
Migliore attrice protagonista a Ottavia Piccolo
Migliore scenografia a Guido Josia
1970 – Globo d’oro
Miglior attore rivelazione a Massimo Ranieri
Miglior attrice rivelazione a Ottavia Piccolo
TRAMA
Firenze, primi del ‘900. Rimasto orfano, Metello è cresciuto in campagna, ma sceglie di non seguire la famiglia adottiva, quando questa perduta la concessione dei campi decide di andare a lavorare nelle miniere del Belgio. Decide di andare a Firenze, città dove è nato, e trova lavoro, come muratore, nel cantiere di un ingegnere, un padrone “buono” che ben conosce ed apprezza il valore dei suoi operai, adeguandosi tuttavia alla regola generale di sfruttamento del lavoro. Arrestato per essersi scontrato con la forza pubblica, inviata a proibire le bandiere ai funerali di un muratore anarchico, caduto dall’impalcatura, all’uscita dal carcere ne sposa la figliola Ersilia. Intanto, fra gli operai di Firenze s’è fatto strada l’ideale socialista; Metello, che ha conosciuto l’anarchismo grazie a Betto, anarchico ed amico del padre che gli insegna a leggere, segue la strada della coscienza e dell’unità di classe, partecipa a un grande sciopero proclamato per ottenere migliori salari.
Durante la lotta, che si prolunga per giorni e giorni senza alcun risultato, Metello intreccia una relazione con Idina, una borghese vicina di casa, ma la stessa Ersilia interviene energicamente a stroncarla. Come gli industriali avevano previsto, tra gli operai, in sciopero da più di un mese, si fa strada lo scoraggiamento, tanto che, il quarantesimo giorno, un gruppo di loro decide di ripresentarsi al lavoro, e tra di essi Olindo suo fratello adottivo, tornato dal Belgio poiché in miniera si è ammalato e al contrario dei suoi fratelli non è riuscito ad inserirsi nella società straniera. Per impedirglielo, Metello ed altri si gettano contro i gendarmi, chiamati a difendere i “crumiri”; un muratore viene colpito a morte da una guardia, ma in quel momento giunge la notizia che i lavoratori hanno vinto la loro battaglia sindacale. Finito, per quel suo gesto, in carcere una seconda volta, Metello promette a Ersilia di non tornare più in galera per le sue lotte politiche, entrambi sanno che non sarà così.

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