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L’ortica: Danilo Carloni (Farmacia Manocchi-Carloni) di Senigallia ce ne svela le virtù

Tutto sull'antica pianta medicinale spiegato nella versione integrale dell'articolo apparso su Elisir di Salute n. 2/2017

Farmacia estiva Manocchi Carloni - Lungomare di Senigallia
Ortica

Da sempre evitata da chi si aggira per campi e al limitar dei boschi a causa delle proprietà urticanti dei suoi fragili peli, l’ortica vanta una storia, come pianta medicinale che risale all’antico Egitto quando la si utilizzava come infuso per la cura della lombaggine e dei dolori artritici ; attorno al III secolo avanti Cristo i medici Greci la prescrivevano come impacco per curare i morsi dei serpenti e le punture degli scorpioni e per uso interno come antidoto contro gli avvelenamenti da cicuta e giusquiamo .

Il termine ortica deriva dal latino “Urère” che significa bruciare, irritare (in riferimento ai peli urticanti) mentre la denominazione scientifica contraddistingue la specie medicinale Urtica dioica ( dioica perché presenta all’interno della stessa specie esemplari diversi a seconda che emettano fiori maschili o femminili) da Urtica urens o ortica minore, in quanto più piccola di dimensioni rispetto la dioica, e, a ulteriore differenza da quest’ultima, perché porta nelle sue spighe sia i fiori maschili che quelli femminili. Esiste anche la specie pilulifera (Urtica pilulifera) o ortica romana o ortica femmina, diffusa in Liguria e lungo le coste del Centro Sud; deve il suo nome al latino “pilulas fero” cioè portatrice di pillole, in allusione alle infiorescenze globose simili a pillole.

Queste piante appartengono alla famiglia delle Urticaceae e sono indigene dell’Africa e dell’Asia occidentale ; oggi sono ampiamente diffuse in tutte le regioni temperate, dove possono assumere la caratteristica di erba infestante. Ortica è una pianta erbacea perenne dotata di fusti quadrati, eretti , di colore verde e alti fino a 150 cm ; emette radici striscianti, superficiali e tutta la pianta è ricoperta di peli ghiandolari silicizzati detti urticanti; le foglie sono ovate allungate e finemente dentate; i fiori penduli, si presentano in spighe alle ascelle (cioè il punto di inserzione della foglia sul fusto) delle foglie superiori e producono come frutto una piccola noce. L’ortica è una pianta molto popolare, sia per la facile reperibilità nei luoghi più disparati che per gli impieghi molto diffusi in campo medicinale e non. La Medicina Tradizionale Popolare la indicava per il trattamento delle diarree, delle coliti, della gotta; ma veniva anche utilizzata per curare lo scorbuto. Il succo ottenuto dalla spremitura delle foglie fresche era ritenuto un potente emostatico e veniva impiegato per bloccare emorragie nasali e uterine (le foglie infatti apportano significative quantità di Vitamina C e K) . Sempre alle foglie venivano attribuite le capacità di frenare la caduta dei capelli, di arrestare la forfora e la seborrea.

Usi più recenti riferiscono alle foglie essiccate di ortica effetti positivi per il controllo delle allergie, in particolare della febbre da fieno; le parti aeree sono ricche di sali minerali , per questo l’uso delle foglie è stato apprezzato come ricostituente per coloro che sudano abbondantemente ed anche come emopoietiche nei soggetti anemici.

Molti Paesi nel mondo hanno consolidato l’uso medicinale di ortica come antinfiammatorio e analgesico nelle malattie reumatiche ( artrite reumatoide , reumatismi articolari e muscolari) permettendo in alcuni casi di ridurre l’apporto dei FANS ( Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei, ortica ne potenzierebbe l’attività ).

Oltre agli usi medicinali tradizionali ortica è apprezzata anche in campo alimentare come ricostituente poiché le sue foglie sono ricche, non solo di molti minerali e oligoelementi, ma anche di proteine e vitamine. In America del Nord le foglie raccolte nel periodo primaverile, prima della fioritura, dopo essere state essiccate venivano preparate in filtri e apprezzate come succedaneo del thè; sempre in quei luoghi le foglie bollite più volte in acqua rinnovata, erano consumate al posto degli spinaci.

Gli effetti urticanti delle parti aeree di ortica sono sfruttati in agricoltura biologica per la lotta agli infestanti delle piante da frutta o degli ortaggi: mettendo a macerare infatti foglie e fusti in acqua per 24 ore, si ottiene una soluzione ricca di acido formico che risulta molto utile per eliminare afidi e bruchi, senza lasciare residui nocivi sui prodotti da consumare. La composizione del liquido contenuto nei peli urticanti è basata in maggior parte sulla presenza di acido formico e anche su quella di altri acidi alifatici a catena corta, sono poi componenti importanti per spiegarne gli effetti irritanti anche l’Istamina, l’Acetilcolina e vari Leucotrieni proinfiammatori .

La pianta è stata anche impiegata come fonte di fibre vegetali utili per la realizzazione di funi, stuoie e carta; attualmente viene coltivata per la produzione di clorofilla che viene utilizzata come colorante dall’industria alimentare e farmaceutica. Urtica dioica vanta due Monografie entrambe descritte nella Farmacopea Europea n.8, Urticae folium e Urticae radix, quest’ultima è stata revisionata e resa definitiva nella Farmacopea Europea n.9. I costituenti chimici che giustificano l’attività di ortica in medicina, possono essere raggruppati in due gruppi distinti in quanto la pianta può esprimere effetti diversi a seconda che si utilizzino le parti aeree o le parti ipogee (cioè le radici).

Urticae folium/herba Foglie e fusti presentano un elevato contenuto di proteine (fino al 24% nelle parti essiccate) che ne spiegano i benefici in campo nutrizionale; anche la componente inorganica è piuttosto ricca e comprende calcio, magnesio, potassio, sodio, ferro, manganese, fosforo, zolfo, silicio, cloro e azoto. La rilevante componente minerale sarebbe in grado, almeno in parte, di giustificare l’azione diuretica dell’ortica e al contempo gli effetti mineralizzanti: l’azione diuretica è associata a una cospicua eliminazione di cloruri ed urea; quest’attività, diuretico-depurativa, è molto apprezzata in ambito reumatologico dove , l’eliminazione di scorie e cataboliti, conferisce ampi benefici al soggetto “reumatico” (sono effetti potenziati dalla presenza dei flavonoidi e dei polifenoli). Grazie anche alla componente polisaccaridica , ortica ha evidenziato importanti effetti antinfiammatori: sono state dimostrate sia l’inibizione della 5-Lipossigenasi che della sintesi delle prostaglandine ciclossigenasi-dipendenti; è stato descritto anche un effetto di controllo sulla liberazione del TNF alfa e di altre citochine pro-infiammatorie, ottenendo risultati analoghi a quelli conseguiti con l’indometacina, noto farmaco antinfiammatorio.

In un test condotto su 40 soggetti affetti da artrite cronica, la somministrazione di un estratto di foglie fresche di ortica ha ridotto la sensazione dolorosa, la rigidità articolare e, dal punto di vista biochimico, anche i valori della proteina C reattiva, normalmente elevata in questi casi. Una prescrizione ”singolare e curiosa” delle parti aeree di ortica in campo reumatologico, prevederebbe l’applicazione delle foglie fresche direttamente sulle articolazioni dolenti e infiammate: le foglie che vengono poste a contatto (attenzione alle pelli delicate e/o allergiche !) con la parte interessata per circa 30 secondi al giorno e per una settimana, provocano all’inizio una sensazione di formicolio cui seguirà un effetto rubefacente (dopo circa 30 minuti) e successivamente azioni analgesico/anestetiche che possono perdurare per molte ore; si ipotizza che le sostanze urticanti delle foglie, determinino in un primo momento un iperalgesia termica (uno stimolo doloroso e di calore) cui seguirebbe a breve un blocco della stimolazione dolorosa, oppure, come seconda ipotesi, analogamente a quanto accade con la capsaicina del peperoncino, determinerebbero il blocco di un particolare neuropeptide, la sostanza P, che se presente in modo rilevante nelle fibre nervose sensoriali, amplifica in modo determinante la percezione del dolore. E’ interessante rilevare che le parti aeree di ortica forniscono anche elevate quantità di Vitamine: oltre la C e la K già citate, ritroviamo Acido Folico, Acido Pantotenico e Vitamina B2, è inoltre presente il carotenoide beta-carotene, fino a 30 milligrammi ogni 100 grammi di foglie secche. Le foglie contengono Fitosteroli, Acidi organici, composti Polifenolici, mentre nei fiori sono stati identificati vari glucosidi flavonolici come Isoramnetina, Kaempferolo e Quercetina.

OrticaLe proprietà emopoietiche/antianemiche attribuite agli estratti ottenuti da foglie di ortica sarebbero legate alla rilevante quantità di clorofilla di cui sono dotate; la clorofilla ha una struttura chimica simile a quella dell’emoglobina umana da cui differisce per la presenza dell’atomo di Magnesio presente al posto del Ferro; il nostro organismo utilizzerebbe i gruppi pirrolici, che nella clorofilla sono disposti tutti attorno al Magnesio, per dare luogo ai processi emopoietici. Urticae radix Le radici e i rizomi essiccati di ortica dioica e urens costituiscono la droga che negli ultimi decenni ha prodotto risultati positivi nella riduzione dei sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna; contengono un notevole numero di composti chimici appartenenti a diverse classi : Acidi grassi, Terpeni, Fitosteroli, Fenilpropani, Lignani, Cumarine, Ceramidi, Lectine, Triterpeni, Polisaccaridi e Composti fenolici semplici. Valutando le ricerche farmacologiche e le varie sperimentazioni cliniche eseguite, si può facilmente concludere che ortica sia caratterizzata da un’elevata affinità verso le vie genito-urinarie; e se gli estratti di radici sarebbero in grado di contrastare significativamente la sintomatologia legata alla crescita della ghiandola prostatica, le parti aeree, pur non avendo un’attività diretta sulla prostata, sono comunque utili grazie agli effetti diuretici e antinfiammatori.

La Commissione E Tedesca, la Farmacopea Erboristica britannica, le Monografie ESCOP e OMS e l’EMA (sono i riferimenti più importanti in campo fitoterapico), indicano Urtica dioica come pianta tradizionalmente utile per il trattamento dei disturbi delle vie urinarie e dell’ipertrofia prostatica benigna. La prostata che fa parte del sistema urinario-riproduttivo dell’uomo, è una ghiandola, in condizioni fisiologiche, grossa come una castagna ed è posizionata sotto la vescica e davanti al retto ed è attraversata dall’uretra. Il disturbo prostatico o Ipertrofia prostatica, colpisce circa il 50% dei soggetti maschili di oltre 50 anni, per salire al 70% circa negli ultrasessantenni; negli USA più di 40 milioni di uomini accusa sintomi legati all’IPB (ipertrofia prostatica benigna). L’ingrossamento della prostata è ritenuto legato alla sensibilità della ghiandola allo stimolo prodotto dagli androgeni, in particolare dal Diidrotestosterone (DHT) che si forma a partire dal testosterone per intervento dell’enzima 5-alfa-reduttasi.Vari studi hanno evidenziato che i componenti della radice di ortica hanno, seppur debolmente, inibito proprio l’enzima 5-alfa-reduttasi, contrastando così la conversione del testosterone in DHT e il relativo accumulo nel tessuto prostatico. Una serie di prove cliniche ha anche dimostrato che estratti di radice di ortica vantano potenzialità nel contrastare un altro enzima, l’aromatasi, anche questo importante nel determinismo dell’ipertrofia prostatica, poiché è responsabile della trasformazione di alcuni androgeni in estradiolo che purtroppo risulta un analogo del DHT per gli effetti sull’ingrossamento della ghiandola.

I costituenti della droga, in particolare le lectine, sono importanti competitors nei confronti del legame fra il fattore di crescita epidermale (EGF) e il suo recettore nel tessuto prostatico, determinando ulteriori effetti positivi. Viene descritto ancora un altro meccanismo con il quale la radice di ortica esprimerebbe azioni di controllo dell’attività degli androgeni sulla prostata: i suoi estratti sarebbero in grado di legarsi, inibendone la funzione in vitro del 67%, con una particolare proteina plasmatica, detta Sex Hormon Binding Globulin (SHBG) che svolge il ruolo di trasportatore del DHT nei tessuti prostatici dove provoca gli effetti patologici sopra descritti. Ortica è un fitoterapico dall’attività relativamente sicura; sono state descritte rare manifestazioni collaterali come gastralgie, alcune allergie cutanee e iperidrosi; è in ogni caso sconsigliata in gravidanza (si ritiene possa essere abortiva) e durante l’allattamento.

Come si usa: a seconda degli indirizzi terapeutici si possono usare le sole foglie, le sole radici o entrambe le parti: la Tintura di Ortica foglie, 45% in titolo di alcool prevede la somministrazione di 2-6 ml tre volte al giorno; per gli infusi si utilizzano da 8 a 12 grammi di foglie essiccate al dì, se si usa la radice 4-6 grammi; per il trattamento dell’IPB è consolidato l’utilizzo sotto forma di capsule, dell’estratto lipidosterolico (titolo variabile fino a 85-95%) di radici, da assumere due-tre volte al dì. I riferimenti bibliografici sono disponibili presso l’autore. Danilo Carloni
Versione integrale dell’articolo pubblicato su Elisir di Salute n. 2/2017

 

Danilo Carloni
Farmacista
Laureato in Scienze e Tecniche Erboristiche
Master in Fitoterapia
Membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Fitoterapia
Docente nel Master di Fitoterapia Università degli Studi di Siena
Docente per la SMB Italia Scuola Superiore di Omeopatia

Farmacia Manocchi – Carloni
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Senigallia (AN)
tel. 071.60197
www.manocchi.it – farmaciamanocchi@alice.it

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