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Selva di Montedoro: il Dracunculus vulgaris non manca l’appuntamento con la fioritura

Gli esemplari furono scoperti 30 anni fa dagli Amici della Foce del fiume Cesano e dal Gruppo Società e Ambiente

Fioritura del Dracunculus vulgaris

Anche quest’anno la fioritura del Dracunculus vulgaris non è mancata all’appuntamento. Gli ultimi esemplari naturali (non coltivati) di una specie ormai a rischio di estinzione (per mano dell’uomo) nella nostra Regione (e in altre parti d’Italia) vivono, in armonia con altre specie rarissime, in buono stato grazie all’oasi floristica protetta della “Selva di Montedoro” (Senigallia).

Gli esemplari scoperti, ormai quasi trent’anni fa dagli ecologisti del Gruppo Società e Ambiente di Senigallia e Amici della Foce del Fiume Cesano, fioriscono di norma a fine maggio e nei primissimi giorni di giugno. Quest’anno la fioritura si è inoltrata fino al solstizio d’estate, forse a causa della siccità, ma non per questo ha perso il suo fascino.

Il risorgere ogni anno di questa rarissima pianta è motivo di grande soddisfazione per tutti gli amanti della natura.
La pianta predilige un ambiente umido e non troppo soleggiato, per questo ha trovato un habitat perfetto nella Selva di Montedoro.

Oltre alla bellezza della grossa infiorescenza formata da una brattea ondulata e da una lunga spata (vedi foto) che purtroppo dura pochissimo, circa tre giorni, questa curiosa pianta emana un forte e poco gradevole fetore di carne marcia, necessario per attirare insetti come mosche e moscerini indispensabili all’impollinazione dei piccoli fiori maschili e femminili che sono alla base della spata.

Gli insetti sono attirati, oltre che dall’odore, dall’intensa secrezione zuccherina di cui sono avidi e dal caldo dell’ambiente prodotto dalla spata per reazioni chimiche. Gli stessi penetrano alla base della spata e rimangono imprigionati da 2 corone di peli rivolti verso il basso; nel tentativo di uscire, si imbrattano di polline, che trasportano sui fiori femminili, portando a termine il compito che la natura ha assegnato loro. A impollinazione avvenuta, l’infiorescenza si affloscia, i peli interni appassiscono permettendo così l’uscita degli insetti.

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