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Caso Jessica Bertolini, i legali del marito ribadiscono: “basta con processo mediatico”

Gli avvocati Cornacchia e Gianni: "valutiamo la rilevanza penale di quanto costantemente diffuso, specie in tv" - VIDEO

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Chi l'ha visto?

In relazione a quanto quasi costantemente diffuso dagli organi di informazione, anche e soprattutto televisiva, circa la vicenda giudiziaria riguardante Alessandro P., siamo, nell’interesse ed a tutela dei diritti del nostro assistito e della sua famiglia, a significare quanto segue.


Come riferitoci da Alessandro P., quest’ultimo ed i suoi famigliari: “negano recisamente e con forza tutte le ricostruzione fantasiose andate in onda nella trasmissione televisiva Chi l’ha visto? e, quindi, in ordine di tempo, anche le ultime relative alla puntata del giorno 01/06/2016, in cui una ipotetica professoressa narra di episodi di violenza verosimilmente commessi dal P., alla tenera età di 12 annie durante la frequentazione scolastica della seconda media, in danno di una ragazzina della stessa età, attraverso atti quali spintoni per buttarla a terra, maltrattamenti ecc., perché costei non lo avrebbe voluto come fidanzato. Parimenti negano le dichiarazioni della zia di una bambina, che dichiarava che sarebbero stati commessi, nella medesima epoca storica, gli stessi fatti in danno di sua nipote e di una sua amica e, più segnatamente, esplicatisi con pugni allo stomaco.
Nega le inverosimili ed assurde dichiarazioni di un ragazzo che gli ascrive, assieme ad altri 5 complici fedelissimi, di essere andato in giro con le mazze da Flintstone – cioè con dei bastoni finti di plastica – sulla cui estremità inferiore del manico sarebbe stata inserita della sabbia, per tutto il pomeriggio, con un passamontagna e a testa bassa, colpendo indiscriminatamente qualunque persona si presentasse davanti.
Nega, infine, di aver preso parte all’aggressione materiale nei confronti di una prostituta quando appena maggiorenne ed afferma di essersi costituito spontaneamente, assieme ad un amico, G., in quanto del tutto estranei alla vicenda”.

Così pedissequamente riportata la voce del nostro assistito, non possiamo, ancora una volta, manifestare una ferma e totale contrarietà alla anticipata celebrazione mass-mediatica di un processo, in cui si è ora giunti, addirittura, all’assunzione di presunte testimonianze – peraltro su fatti e circostanze estranee all’imputazione – rese da persone neppure identificate, a volto coperto e/o spalle alla telecamera, così come si confaceva, esecrabilmente, a modelli processuali inquisitori, dominati dalla segretezza della procedura, in spregio a qualunque regola di accertamento obiettivo della verità, in palese violazione del principio del confronto dialettico tra le parti e delle garanzie riservate all’imputato, previsti oggi dalla legislazione dei Paesi più evoluti e civili, come il nostro.

Da ultimo e per l’effetto, significhiamo di aver ricevuto incarico di valutare la rilevanza penale contenuta nelle divulgazioni televisive di cui sopra e di perseguire senza indugio, laddove ne emergessero profili di responsabilità, gli autori delle affermazioni lesive della onorabilità, della dignità e del decoro dell’assistito e dei suoi famigliari.

 

Da Avv. Massimiliano Cornacchia e Avv. Gilberto Gianni

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Commenti
Ci sono 4 commenti
cristina1965
cristina1965 2016-06-06 09:45:44
certo che questo Alessandro è proprio sfortunato: tutti ce l'hanno con lui!!! professori, amici, ex ragazze e quant'altro. Chissà perchè? Ricordo anche ai suoi avvocati che nemmeno lui mostra la faccia e nemmeno si difende personalmente ma lo fa la moglie, Jessica. Strano no?
gabriele 2016-06-06 15:16:18
Le testimonianze contro Alessandro iniziano ad essere veramente tante. Faccio moooooolta fatica a credere che siano tutte una montatura.
mariano 2016-06-07 13:34:08
L'unica cosa davvero difficile da credere, è che vi siano testimonianze che possono nascere come funghi, d'improvviso, senza una chiara ragione e un perché; questo è il vero paradosso su cui ognuno di noi dovrebbe interrogarsi e riflettere.
Considerato che ogni imputato ha vissuto, prima di divenire tale, all'interno della società civile, ecco che i fatti di cui si deve maggiormente dubitare sono certamente quelli che sono stati osservati dal più gran numero di persone, senza mai essere, sino a quel preciso momento di retorica colpevolista e mass-mediatica innescata ed alimentata dall'accusa, oggetto di contestazione.
Infatti, solo dopo che l'accusa, per mesi, ha montato a proprio favore un caso mediatico nazionale, usando a "tambur battente" la stampa, la televisione e persino le associazioni di categoria per ingannare i lettori, sostituendo alla realtà processuale, la narrativa tipica della loro ideologia, si sono innescati i primi fenomeni psicopatologici o sociopsicologici di massa, e sono insorte, come implicita conseguenza e quasi per magia, alcune testimonianze.
E questo piò essere accaduto per diverse ragioni, tutte equamente logiche: suggestione, ideologia, principio, amicizia, femminismo e sessismo, noia, volontà di corroborare la tesi colpevolista sull'onda del sentimento popolare ecc.
A riprova della malafede di alcuni di questi, basti guardare i dichiaranti sulla puntata di Chi l'ha visto?, che hanno esecrabilmente scelto di nascondersi, quando non avrebbero dovuto temere di dire la verità a volto scoperto.
Poi, le vicende giudiziarie più eclatanti, una fra tutte quella di Raffaele Sollecito, ci hanno da sempre insegnato come l'accusa cerchi di conquistare la credibilità da una parte dell'opinione pubblica (quella colpevolista ovviamente), facendo "fuoco preventivo", cercando di costruire attorno all'imputato una fantasiosa cornice di «gioventù bruciata» e di «vita non lineare» mai emersa prima di allora, per capire come è facile sì, che tutto possa essere davvero diverso da come sembra.
E, poi, qui, si accenna quasi sarcasticamente a tante testimonianze, ma oltre a parenti ed amici legati all' accusa e ad una manipolata informazione tesa a raggiungere non si sa quale torbidi scopi, non si è visto davvero nulla in termini concreti.
In questa storia non si sta cercando di processare un uomo, innocente o colpevole che sia, ma l’ideologia che si vuole a tutti i costi che egli incarni. Si vuole far giudicare qualcuno non secondo i canoni del diritto, ma secondo un processo mediatico che ha imposto all’attenzione dell’opinione pubblica il solito pacchetto emozionale, confezionato per suggestionare le masse con la figura di un mostro a uso e consumo di qualunque scellerato; ed è questa l'unica, vera ed autentica aberrazione e vergogna.
psg179 2016-06-12 19:27:30
Mariano le testimonianze sembrano esserci, tante e verbalizzate, soprattutto in relazione agli avvenimenti dal 2004 in poi: operatori socio-sanitari, pubblici ufficiali, ... che si aggiungono a comuni cittadini, a conoscenti e ai famigliari di Jessica. Ci sono i referti medici. Tre ragazze e un obiettivo in comune: farla finita. Ci sono le violenze e gli abusi reiterati descritti da almeno due ex fidanzate. Riguardo alla comparsa di quelli che lei definisce quantomeno i sedicenti testimoni la sua esternazione appare perlomeno fuorviante: lei in questo filmato sta giudicando delle interviste che ai fini delle indagini al momento contano come il mio e il suo post messi assieme. Preferisco risponderle con quanto mette a verbale la vittima riferendosi ai motivi che l'avevano condotta al tentativo di suicidio (a 4' 34" del video): la ragazza "ha raccontato di essere piombata nella disperazione totale anche a causa dell'indifferenza che la circondava" (segue la descrizione circostanziata della situazione di isolamento che l'affliggeva). Attendo sua analisi sociologica su questo punto.
Per ultimo mi sono permesso di estrapolare un suo periodo variandone il soggetto. Non rappresenta il mio pensiero ma se non ho inteso male dovrebbe essere da lei condiviso:
A riprova della malafede di Alessandro, ha esecrabilmente scelto di nascondersi, quando non avrebbe dovuto temere di dire la verità a volto scoperto.
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