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Calcio: Vigor Senigallia, quando non contano solo titoli e tradizione

Il difficile momento che la società sta vivendo non è certo il primo in 94 anni di storia

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PD in festa 2015 - Senigallia (AN)
Stemma Vigor Senigallia

Vigor, -10 all’ora X. Tra dieci giorni – il 21 luglio, data limite per iscriversi ai campionati – la società rossoblù conoscerà il proprio destino: fine di una storia lunga 94 anni o proseguimento dell’attività (che, dal nostro punto di vista, avrebbe senso solo in condizioni ben diverse da quelle precarie attuali).


Ma la storia vigorina non è nuova a difficoltà societarie ed economiche: forse perché, come dice il presidente Valentino Mandolini, “Senigallia si merita quanto è stata in grado di produrre. Per fare squadre forti non basta avere 45.000 abitanti, un bell’impianto, e una lunga storia”.

Evidentemente, specie negli ultimi anni, Senigallia ha saputo offrire ben poco. E/O  sono stati fatti troppi errori.

Ma in questo difficile momento sportivo ci pare opportuno ricordare che – pur tra alti e bassi – la società rossoblù può vantare una storia comunque ragguardevole: con i suoi 94 anni, è il più antico club sportivo cittadino ed uno dei più vecchi delle Marche.

Pochi lo ricordano, ma la Vigor – come testimoniano documenti ufficiali Figc – può vantare anche stagioni in Prima Divisione (1921-22) e in Seconda Divisione, le massime categorie del calcio di allora, pochi anni dopo ridenominate serie A e serie B; pure terminata la Seconda Guerra Mondiale, nel 1945, la società rossoblù si vide il diritto di essere ammessa alla prestigiosa serie C nazionale, per i meriti sportivi acquisiti prima della guerra: le rivali di allora si chiamavano Perugia, Ascoli, Rimini, Cesena.

Poi tante stagioni tra i campionati nazionali e i massimi tornei regionali e frequenti problematiche economiche.

“Senigallia non ha la fortuna di avere dei mecenati che sborsino fior di milioni, come avviene in qualche città, pur avendo dirigenti che con molto entusiasmo e con molta generosità fanno ingenti sacrifici. La Vigor ha un deficit di £ 8.500.000, e penso che non si possa pretendere che i Dirigenti affrontino in proprio questo disavanzo. Ed allora è necessario intervenire, avendo riguardo che l’attività della “Vigor” si svolge dal novembre al maggio, in quei mesi nei quali senza il calcio la vita domenicale della città sarebbe morta”, affermava nel 1954 in Consiglio Comunale l’allora sindaco Alberto Zavatti: certo era un calcio assai meno costoso quello di allora, e un ancor più diverso contesto socio-economico.

Gli anni Sessanta trascorsero ancora tra alti e bassi con campionati vinti ma pure con squadre costruite in gran parte con ragazzi del posto: il periodo d’oro della società vigorina fu senz’altro quello tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, quando il pubblico sempre più strabocchevole allo stadio Comunale rese inevitabile i lavori di adeguamento dello stesso.

Abbandonato il professionismo in maniera traumatica nel 1985 e fallita nel 1989, la Vigor seppe ripartire col decisivo contributo di Goffredo Bianchelli, attraversando un decennio complessivamente positivo negli anni ’90.

Dopo il breve periodo di rinnovate ambizioni durante la gestione Edra, dal 2004 la società rossoblù disputa soltanto campionati regionali, con difficoltà economiche e di gestione sempre crescenti.

Chissà che il 21 luglio non possa segnare – nel bene o nel male – una nuova fase della vita del club.

Commenti
Solo un commento
melgaco 2015-07-11 15:41:41
Quanto deve sborsare un eventuale acquirente che voglia accollarsi il debito e garantire l'iscrizione? Se certe cifre si sapessero potrebbero succedere due cose: 1) Si trova chi lo fa (e magari si scopre che non è così impossibile), 2) Ci si mette una pietra sopra. Sempre meglio dell'agonia perpetua.
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