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Scenografia, Orientamento e Rivoluzione. L’intervista per saperne di più

Per la rubrica di cinema Screenshot, una chiacchierata virtuale con Laura Martorana

Screenshot: la scenografia

Se io fossi il personaggio di un film, il divano in cui sono accomodata in questo momento, il computer nel quale sto scrivendo, il seggiolino che ho di fronte e che mi sorregge le caviglie stanche, il tavolo al mio fianco ancora adornato dei lasciti della oramai sorpassata colazione, il muro spoglio alle mie spalle, i libri nelle mensole, il televisore in stand by, la pentola che borbotta in cucina, l’orologio che scandisce il silenzio, la finestra aperta in una giornata di sole, tutto ciò prenderebbe il nome di: Scenografia.

Ma se io fossi realmente il personaggio di un film, a quest’ora avrei ai miei piedi truccatrici indaffarate e costumiste nervose, avrei un ciakkista impacciato ed un regista furioso, una segretaria di edizione distratta e un produttore ansioso… e invece sono qui sola a raccontarvi di un altro mestiere del Cinema, lo Scenografo e lo faccio conversando virtualmente con Laura Martorana, laureata in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Eccoci qui Laura, come sai questa intervista ha come obbiettivo principale quello di informare i giovani maturandi a scegliere bene il loro prossimo indirizzo di studio, e per farlo vogliamo mettere in meritata luce una di quelle materie che solitamente nel vasto ventaglio universitario-accademico delle opzioni si trova ai margini, rischiando di essere sorpassata con distrazione. Quindi, vuoi raccontaci un po’ della Scenografia come disciplina?

La scenografia, molto semplicemente, è quella disciplina che si occupa della progettazione e della ideazione degli elementi cosiddetti “scenici” in uno spettacolo che può essere cinematografico, televisivo e naturalmente teatrale, che detto fra noi, è quello che prediligo.
Come è facilmente immaginabile, nel cinema si identifica come “scena” quell’area che deve essere inquadrata dalla macchina da presa e lo scenografo, si occupa proprio di ideare la natura di quella porzione di spazio, naturalmente solo dopo un minuzioso studio della sceneggiatura ed un attento confronto con il regista per comprenderne le esigenze, collezionando in tal maniera informazioni preziose per la realizzazione di disegni e bozzetti.

Molto bene, ora ti faccio una domanda un po’ antipatica probabilmente. Come sicuramente saprai, purtroppo, molti giovani che vorrebbero frequentare un’accademia si vedono privare di tale possibilità da famiglie che si preoccupano che questi prendano una laurea e non un semplice diploma. Che cosa ti sentiresti di consigliare tanto a questi giovani quanto alle loro famiglie pregiudiziose?

Ahimè la questione che hai appena proposto è più diffusa di quanto si possa immaginare. Sono veramente tanti i genitori che impongono la loro volontà sui figli, spesso mettendo a repentaglio la loro felicità nonché il loro futuro, intendiamoci, non ho dubbi che queste famiglie siano convinte di fare del bene per i loro ragazzi, ma in realtà sbagliano, non tanto nell’atto quanto in ciò che invita all’atto stesso dell’imposizione di un’università piuttosto che di un’accademia. Il pregiudizio che tu citavi prima, cioè che la laurea sia più utile di un diploma, è un pensiero retrogrado ed infondato. Il Diploma accademico è da considerarsi a tutti gli effetti una laurea, una titolo di studio spendibile nel mondo del lavoro come molte altre lauree esistenti.

Che cosa ti ha donato l’esperienza accademica in questi anni?

Nonostante io provenissi da un’ambiente familiare molto legato all’arte e alla cultura (in casa mia non sono mai mancate conversazioni di un certo spessore e si sono sempre preferiti film d’autore ai film mediocri e commerciali) l’esperienza accademica mi ha permesso di introdurmi in un bacino artistico eterogeneo ed impregnato di idee e stimoli culturali. Queste sorgenti non sono tanto da rintracciare nei professori, quando negli allievi dell’accademia, di età e provenienze diverse, idee differenti e operanti in discipline artistiche disparate. Un vero brodo culturale che ha molto influito nella mia formazione artistica e personale.

Come mai hai scelto di frequentare proprio la sede di Bologna?

Ho scelto l’accademia di Bologna, non solo per la vicinanza al mio paese, Carpi, ma anche e sopratutto perché la sede in questione ha una filiale a Cesena dove c’è un laboratorio che si occupa di mettere in scena opere liriche, che non a caso sono la mia passione. La cosa meravigliosa è che sono proprio gli alunni a gestire le scenografie, i costumi, le luci etc, di queste rappresentazioni. Mi sento di dire che l’ambiente accademico ti richiede una messa in gioco al cento per cento, tanti sacrifici e dure battaglie da superare, ma sopratutto ti fa capire che i grandi stanno morendo e quindi bisogna reinventarsi. La storia necessita di nuovi talenti e magari di nuove avanguardie.

A proposito di Avanguardie, secondo te, in questo particolare momento storico, il nostro paese è pronto ad accogliere una rivoluzione artistica che coinvolga tutte le discipline creative al fine di riportare in auge l’Italia come culla artistica d’Europa?

Questa domanda che mi poni è tanto ostica quanto interessante. E’ piuttosto difficile, almeno per me, rispondere con un “si” o con un “no”. Prima di tutto credo sia importante capire anche che tipo di rivoluzione si vuol mettere in atto e riflettere su quale approccio artistico utilizzare. Per alcuni aspetti non credo proprio che l’Italia sia pronta per una vera e propria rivoluzione artistica, perché molti giovani, nonostante siano volenterosi, non hanno idee veramente innovative e questo perché a parere mio non c’è un vero e sincero dialogo culturale nel nostro paese, uno scambio di idee intrapreso in una “piazza” che sia più ampia dell’aula di scuola o del cortile dell’accademia. D’altra parte invece, di buono c’è il desiderio ardente in molti artisti italiani di accogliere un’innovazione, ma ovviamente il problema sta alla base, l’Italia non promuove i giovani e l’arte, era questo ciò a cui volevo arrivare.
La nostra è una società che investe solo sul prodotto garantito, sul guadagno assicurato, ma così, capirete, si arriva a riproporre sempre le stesse cose. Oppure si scommette nelle vecchie leve, senza capire che il fresco, il nuovo, il moderno e l’originale sono spesso e volentieri covati dai giovani artisti e non dai più silenti.

Questi giovani artisti però hanno bisogno di ricevere le giuste “contrazioni” culturali per partorire un’idea veramente meritevole. Tu che cosa ti senti di consigliare ai futuri apprendisti dell’arte?

Come prima cosa, ritornando al discorso iniziale, consiglio loro di non lasciarsi confondere dalle paure di amici, insegnanti o genitori e di scegliere coscientemente il percorso che vogliono intraprendere nella vita. Dopodiché sicuramente l’unico modo per distinguersi dalla “massa” incolore ed insapore, è quello di affiancare allo studio accademico/universitario anche una ricerca personale. Questa ricerca non deve avere conclusione, deve essere un fuoco da stimolare continuamente. Solo in questa maniera si può sperare di imbastire sulla nostra persona uno stile, un talento che sia realmente completo a trecentosessanta gradi.
Io per esempio, terminata l’accademia a Bologna, ho deciso di abbinare alle mie conoscenze di illuminotecnica, costume e scenografia anche nozioni di video, regia e animazione. Proprio per questo motivo ora sto conseguendo il diploma di secondo livello all’Accademia di belle arti di Urbino in Visual Motion Design.

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