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“Il Verbo si fece carne”: è questo il nucleo della festa cristiana del Natale

Gli auguri del Mons. Giuseppe Orlandoni Vescovo

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Il Verbo si fece carne”: è questo il nucleo centrale della festa cristiana del Natale. Forse molti ne hanno perduto la dimensione di solennità e di mistero, ma il Natale riesce ancora e sempre a suscitare sentimenti di gioia, di fratellanza, di pace, di nostalgia per qualcosa di bello, buono, autentico.

Con il Natale la fede cristiana ricorda che il Figlio di Dio si è fatto uomo, è venuto ad abitare in mezzo a noi, condividendo la nostra condizione umana. Facendosi uomo ha voluto nascere in una famiglia, ha avuto bisogno di crescere in un ambiente che lo amasse, lo educasse, lo aiutasse a maturare la coscienza di sé e della sua missione. Gesù ha voluto avere un padre e una madre. Quello che un figlio riceve in affetto ed amore dai suoi genitori, anche Lui lo ha ricevuto; anche per Lui il rapporto con Giuseppe suo padre e con Maria sua madre è stato fondamentale. La famiglia dove Gesù ha voluto nascere e crescere non era una qualsiasi forma di unione, ma una comunità di amore fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e aperta alla vita.

Sappiamo bene di vivere in tempi difficili, immersi come siamo in una crisi che non è solo economica, ma globale. La crisi in effetti investe anche la famiglia, sia a livello istituzionale, sia a livello delle relazioni che in essa si radicano e si strutturano. Il calo demografico, le separazioni e alcuni orrendi crimini che talora si verificano all’interno del nucleo famigliare, come quelli che ultimamente sono stati amplificati dai mezzi di comunicazione sociale, sono un chiaro indice delle difficoltà in cui versa questa istituzione.

La famiglia tuttavia rimane la cellula fondamentale della società: svolge un ruolo insostituibile per quanto riguarda l’integrazione dei coniugi, la procreazione e l’educazione dei figli, il sostegno sul piano morale, sociale, economico dei suoi membri, particolarmente dei più deboli. E’ il luogo primario e privilegiato per l’umanizzazione della persona e della società. E’ triste peraltro constatare che essa non riceve dalla società quel riconoscimento e quegli aiuti di cui avrebbe bisogno: spesso è abbandonata a se stessa e certamente non la si aiuta quando si vorrebbe equiparare ad essa altre forme di unione che non hanno i suoi stessi diritti e doveri.

Papa Francesco ha voluto convocare un Sinodo dei Vescovi precisamente per riflettere sulla realtà della famiglia. Già nella sua prima fase, che si è conclusa nello scorso mese di ottobre, il Sinodo ha preso atto realisticamente dei problemi e delle sfide che la famiglia si trova oggi ad affrontare. La Chiesa intende farsi prossima a tutte le famiglie del mondo, specialmente a quelle ferite, e si fa portavoce di un’urgenza per lo stesso bene dell’umanità che è quella di rimettere in salute la famiglia. Il Sinodo ha ribadito la bellezza preziosa di questa istituzione, riconoscendo che anche oggi il desiderio di una famiglia sana e per sempre resta vivo in specie fra i giovani.

In questo Natale l’augurio è quello di cercare di costruire le nostre famiglie come una vera comunità di vita e di amore, luogo privilegiato in cui si formano uomini e donne autentici, fonte di speranza per il futuro dei suoi membri e della società. Contemplando il Bambino nato a Betlemme e pensando al mirabile modello della sua famiglia vorremmo che anche le nostre famiglie assomigliassero in qualche modo alla sua per rendere bella la nostra stessa vita e quella del mondo.

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