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Scuola di Pace di Senigallia: “Basta con le bombe in Israele!”

"Il bene delle persone non si raggiunge attraverso morti e distruzione"

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conflitto Israele-Palestina

In un medio-oriente sempre più infiammato dai conflitti armati non poteva mancare un riaccendersi di quella che è la causa e il pretesto, allo stesso tempo, di tutte le tensioni e le violenze di quella particolare area geografica: la questione israelo-palestinese.

Sentiamo il dovere come Scuola di Pace di pronunciare una parola per non arrenderci ad una mentalità che vede nelle armi l’unica risposta alle situazioni di conflitto. Forse la più grande prova dell’inutilità della guerra e dell’uso delle armi è proprio il conflitto tra Israele e Palestina: che cosa ha prodotto questo mezzo secolo di guerra? Ha forse dato maggior sicurezza ad Israele? O ha garantito la libertà del popolo palestinese? Come si può pensare che le condizioni di vita disumane di centinaia di migliaia di persone che vivono nel ghetto-prigione di Gaza non producano seguaci di Hamas?

È talmente scontato che viene da chiedersi se non sia voluto! Umiliare ed esasperare l’avversario non ha mai funzionato e nel 2014 stiamo ancora a discutere se sia giusto o meno che i palestinesi possano vivere liberi in un proprio stato.

Bisogna tornare a sedersi al tavolo della Pace e considerare le legittime aspirazioni dei due popoli ad una vita degna e sicura. Occorre uscire con decisione dalla retorica della guerra che in questi anni ha ripreso vigore. Essa si nutre anche di un’informazione parziale e faziosa da entrambe le parti che quasi mai aiuta a comprendere i veri interessi politico-economici della questione. Siamo convinti che sia in Israele che nei territori palestinesi, come in tutti i paesi del mondo del resto, la maggior parte delle persone anelino alla pace e che siano in qualche modo ostaggi dei rispettivi estremismi e di miseri interessi politici.

Ci si chiederà a cosa può servire un appello di una Scuola di Pace di un piccolo Comune italiano per fermare la guerra? Certo non fermerà le bombe. Il nostro umile scopo è quello di fare sentire una voce fuori dal coro delle opposte tifoserie, filo-palestinesi da una parte e filo-israeliani dall’altra, che ogni volta ricomincia col solito refrain su chi ha cominciato per primo.

Vogliamo invitare ciascuno a riflettere e diffondere una cultura di pace e non violenza, perché solo così si può raggiungere il bene delle persone, non certo con la morte e la distruzione.

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