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Erosione della costa delle Marche: dite al Ministro come stanno veramente le cose

Lettera aperta a Presidente ANCI Mangialardi, Presidente SIB Monachesi e Assessore Giorgi

Optovolante - Ottica a Senigallia
Erosione

Caro Maurizio Mangialardi, presidente dell’ANCI Marche; caro Enzo Monachesi, presidente regionale del Sindacato Italiano Balneari; gentile Paola Giorgi, assessore regionale tra l’altro alla difesa della costa.

Leggo che lunedì 17 febbraio sarete ricevuti dal ministro dell’Ambiente Andrea Orlando per parlare di quello che i giornali chiamano “il perenne allarme mareggiate della costa marchigiana”, e delle sue “spiagge divorate dalla furia del mare e dall’incuria dell’uomo”.

Per favore, ditegli come stanno veramente le cose.

Ditegli innanzitutto che la costa non è un’invarianza naturale, ma un ecosistema variabile di formazione storica; che fino al Cinquecento la spiaggia di velluto non c’era e che la sua formazione è dovuta al taglio della Grande Selva (ingens silva, nove querce su dieci) e al dilavamento che esso ha prodotto dei terreni montano-collinari, come al diverso regime agricolo che si è affermato a partire da quello lungo i secoli seguenti.

Informatelo, se necessario, del fatto che a partire dalla seconda metà del secolo scorso il processo di avanzamento della spiaggia si è arrestato e anzi si è voltato in arretramento; e che questo è avvenuto a causa della riduzione dei materiali da ripascimento (finché si cavava negli alvei fluviali) e più ancora a causa della riduzione prossima allo zero del vettore, l’acqua (pompata per l’irrigazione e condotta nei tubi ad uso di acquedotto), di modo che ormai i fiumi non portano più altro che l’acqua dei depuratori, quando non quella di violente fiumane che trasportano limi non utili al ripascimento naturale.

Spiegategli che fino a inizio Novecento le nostre città erano costruite in modo da lasciare un’ampia zona di rispetto del mare, con dune e vegetazione tipica, valli naturali capaci di trattenere la sabbia, tanto che era difficile allora parlare di mareggiate che potessero distruggere qualcosa che non fosse solo porti e barche.

Accennate magari di sfuggita al fatto, difficile da quantificare ma da tutti riconosciuto, che lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia dovuto ai cambiamenti climatici ha cominciato a determinare un certo innalzamento del livello del mare.

Aggiungete, per entrare nel vivo, che a partire da quando fu approvato il primo Piano degli Arenili, che prevedeva la facile rimovibilità dei manufatti, fino alla situazione attuale di occupazione pressoché permanente della spiaggia (Bolkenstein permettendo) non si è fatto altro che irrigidire la linea di costa in modo da esporre le attrezzature balneari al diritto del mare di essere il mare (anche in inverno, quando le mareggiate sono più forti e frequenti), di modo che ogni piccola mareggiata cominciava a produrre effetti sempre più catastrofici.

Fatevi dire approssimativamente quanti danni dovuti non a mareggiate, ma a eccessiva vicinanza delle costruzioni al mare, sono stati compensati quasi annualmente con denaro pubblico, spiegando anche che il mare si sfoga lì dove noi non dovremmo essere.

Cercate dunque di ricostruire con lui quanto denaro pubblico è stato speso per proteggere la costa dall’erosione (e dunque per difendere l’indifendibile) col solo risultato di peggiorare le cose. A partire da quel primo terrapieno dell’API che ha messo in moto il processo erosivo che conosciamo più direttamente, propagandolo prima sull’area dell’Hotel Luca e poi a ridosso della Montecatini e della stazione di Montemarciano, coste tutte abbondantemente fornite di scogliere di ogni genere che producevano danni al loro margine, in direzione di Senigallia.

Raccontategli delle mareggiate che hanno cominciato a erodere la spiaggia di Marina dopo quelle operazioni di difesa, e anche a causa di quelle operazioni di difesa: delle scogliere “soffolte” seguite al progetto Aquater del 1975, dimostratesi subito inefficaci; dei cinque miliardi spesi per ricerce meteomarine di altissmo livello affidate al prof. Vitale, di cara memoria, che finirono dentro una cassa piena di carte per far posto ai pennelli (quei moletti che si vedono a Marina per i quali non serviano certo tutti quegli studi); di come dopo l’ultimo l’erosione sia ripresa più gagliarda di prima.

Ricordategli l’ignorarsi reciproco dell’amministrazione delle Ferrovie, di quelle degli enti territoriali e di ogni altro attore, ognuno pronto a fare la sua parte per deporre scogliere soprattutto radenti – che, come si sa, solo quelle che determinano più immediate rifrazioni erosive al loro margine. Lodate davanti a lui l’operosità di dei marchigiani, ben rappresentati da chi ha potuto costruire il suo baretto direttamente sul mare, e l’amministratore accondiscendente che gliel’ha permesso; parlate del loro spirito di adattamento che porta costoro a gettare scogliere fai da te per difendere le proprie installazioni, con l’ovvio risultato di trasferire l’erosione ancora più avanti.

Rammentategli magari che non per “l’incuria dell’uomo”, ma per l’eccessiva antropizzazione, se mai, le coste si trovano a subire processi così distruttivi. Ché anzi la cura dell’uomo è stata fin troppa, e anche eccessivamente costosa per quello che doveva difendere. Rammentategli la bellissima figura che fece Mariano Guzzini nel 2001 parlando all’Accademia dei Licei e alla Conferenza Italia-Bosnia del suo progretto CIP, Coste Italiane Protette che partiva dalla gestione di quelle del Conero, con relativo inserimento nella Finanziaria, e poi domandategli com’è andata a finire.

Menzionate, già che ci siete, anche i 4,6 milioni che la Regione (i giornali scrivono sempre “Spacca”, quasi che i soldi li mettesse lui) ha stanziato “per rispondere alla rabbia di bagnini e operatori turistici che per protesta si sono incatenati”: a loro, dunque non al mare.

Provate poi a tracciare una riga sotto queste voci, e a contare con l’aiuto del ministro quanto ci sono costati quarant’anni (non vi chiedo in proiezione futura, che sarebbe comunque esponenziale) di cattivo governo della costa, dell’acqua, della terra e degli stessi interventi di protezione. Che numero vi viene fuori? Di quanti zeri? E poi, se proprio siete in vena di sincerità, mandate giù un grappino e ditegli voi e i rispettivi partiti quanta politica ci avete fatto sopra.

E finalmente fatevi dire come si fa a fermare l’erosione, adesso che non c’è più margine per intervenire se non con pezze sempre più vistose, sempre più costose; adesso che anche l’Unione Europea comincia a parlare non solo di esondazioni fluviali, ma anche marine, il cui controllo comporterebbe anche tratti di arretramento. Un piano di arretramento delle installazioni sembra essere la risposta più adeguata: se si deve proprio spendere per compensazioni, meglio pagare la ritirata che una permanenza senza fondo. E ditelo anche alle ferrovie. Altro che la terza corsia dell’autostrada!

A fine colloquio, quando sarete riusciti a fare tutto questo, allora chiedetegli i soldi. Senza complimenti. Offre la ditta.

Commenti
Solo un commento
anfatti
anfatti 2014-02-17 09:41:53
Assolutamente vero! Se andiamo sempre più verso il mare, poi non lamentiamoci delle mareggiate!
Ma tra le idee del governo (caduto), non c'era quella di arretrare la linea di costa, ancora più verso il mare, così da poter vendere tratti di spiaggia?
Quindi, credo che in qeusto caso anche l'interlocutore sia sbagliato!
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