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Paolucci Dott.ssa Francesca
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Il furto dei rifiuti

Bisogna rompere il tabù del rifiuto per capire come valorizzarlo e farne fonte di ricchezza

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Ispettori ambientali in azione per il controllo dei rifiuti

Qualche sera fa vicino a casa mia hanno rubato un contenitore del vetro della differenziata. Me l’ha detto il vicino. Era pieno. Hanno portato via tutto, contenitore e contenuto. Ah beh, ho pensato: si sarà tenuto il contenitore e al contenuto ci pensa il servizio.
«A te ti pare un caso che fosse martedì», puntualizza il vicino che è un tipo scrupoloso, «il giorno in cui il bidone è più pieno? Per me gli interessava il vetro».
«Sì, e che se ne fanno del vetro?» dico io scettico.
«Lo vendono. Lo vendono a quelli che lo riciclano».

Lì per lì devo dire che non gli ho creduto; ma poi sono tornato a casa e ho cercato su google “furto di rifiuti“.

Viene fuori per primo che a Uboldo, in provincia di Varese, spariscono i sacchi neri lasciati fuori dal bar dopo la chiusura. Il sospetto – dice il sindaco di là – è che qualcuno possa averli portati a casa con la speranza di trovarci qualche scheda del “gratta e vinci” coi numeri giusti che i clienti abbiano incautamente via.

Ad Alba – secondo nella pagina – hanno rubato rifiuti ferrosi dentro i centri di raccolta. Rubano rifiuti un po’ dappertutto: rottami di ferro, pezzi di tubi in rame, vecchi computer e altri materiali riciclabili che sono prezzati al mercato nero. Però il vetro no: che valore può avere un rottame di vetro? Può esistere un mercato nero dei rottami di vetro? E, più in generale, esiste un sistema organizzato di furto della differenziata e riciclaggio clandestino?

Per quanto riguarda l’Italia da internet non viene fuori. Di furti di materiali tanti, ma non di furti sistematici di rifiuti già separati per il riciclo. Scorrendo, però, viene fuori che in Spagna il furto di rifiuti è un fenomeno di vaste proporzioni, una risposta come altre al coma economico in cui versa il paese. Verso sera a Madrid, a Barcellona, è facile vedere gruppi di ragazzi che passano in rassegna i raccoglitori della differenziata e caricano carta e cartone su un camion. Li chiamano cartoneros, e fanno una cosa organizzata. I grossisti per carta e cartone pagano 103 euro a tonnellata; in un camion ci stanno 4 tonnellate, dunque un viaggio dà importi da 412 euro a carico. Solo in due giorni nella capitale la polizia ha fermato 50 camion pieni di rifiuti rubati.

Ma non solo la carta è prezzata al mercato nero. In Spagna il rame è pagato 7000 euro alla tonnellata, la columbite degli smartphone 400 euro al chilo, i tappi di plastica 300 euro a tonnellata, la plastica 100 euro a tonnellata, il vetro – sì, il vetro – 25 euro alla tonnellata.

Ora, non c’è motivo di pensare che tra Spagna e Italia esista una gran differenza; questo però non basta per dire che anche da noi sia nato un commercio clandestino dei rifiuti differenziati da riciclo; né che al mio vicino abbiano rubato il vetro per venderlo di sottobanco ai fonditori. Però le condizioni ci sono tutte, e non manca certo al nostro paese la mafiosità necessaria per questo genere di cose.

Ne ho voluto parlare, dunque, non per lanciare un allarme o mettere in guardia da nuovi possibili fenomeni di criminalità – ché di questo se mai ci sono altri sensori migliori di me – ma per qualche inevitabile ironia che può girargli intorno. Mi trovavo stamattina nella bolgia di persone che si ammucchiano davanti all’ufficio tributi del Comune, molto più numerosa e paziente che alle svendite dopofestive; e avevo voglia di prenderli uno per uno e dirgli:

«Oh, ma ti rendi conto di quanto valgono i rifiuti che noi tutti mettiamo fuori dalla porta? I ladri ne prendono il frutto ma almeno non ce li fanno pagare. Noi qui distribuiamo ricchezza e per tutto ringraziamento l’amministrazione pubblica ci fa pagare un sangue! La raccolta differenziata è un servizio che fanno loro a noi o un servizio che facciamo noi a loro?»

E non arrivo al punto di dire “grazie ladri”, ma poco ci manca. No, non ci voglio arrivare, perché poi chissà come trattano i ladri tutta quella roba (e sì che non sappiamo nemmeno cosa ne fa il pubblico esattamente!). Io sono per un sistema pubblico ben controllato; però a regalare ricchezza non ci sto, per giunta a gente che ci razzola sopra: i materiali che separiamo non sono roba rubata, è roba nostra, li abbiamo pagati noi; la stessa azione di separazione è in realtà una forma di valorizzazione, tanto è vero che il secco residuo, separato dall’umido e da molte componenti che sarebbero tossiche alla combustione, brucia e scalda che è una bellezza.

Però mi viene voglia di dire anche: «Organizziamoci, amici miei. Organizziamoci nei quartieri. Teniamoci il rifiuto, anzi rifiutiamo il meno possibile: valorizziamo noi la roba nostra!»

La cosa è possibile in molti modi: a livello di quartiere o di prossimità avevamo già una decina di anni fa proposto di compostare il verde fresco per i vivai che ce ne restituiscono parte come concime di qualità; ma oggi si possono compostare anche gli organici di cucina (il Comune sconta il 15% a chi lo fa con la compostiera domestica ma, “sapevatelo”, esistono anche le compostiere di quartiere). Ma poi tutto quello che è produzione post consumo: perché, la carta no? la plastica no? e i metalli? e il vetro? e i RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche)?

In questo il Comune ci deve aiutare, non tassare! E i gestori dei rifiuti devono fare quello che fanno i ladri, ossia rubare di meno. Gli dovrebbe bastare che questa roba invece di chiedere soldi gliela regaliamo!

Lo so che cambiare registro non è affatto semplice; e sono convinto che bisogna procedere per gradi; però bisogna rompere il tabù del rifiuto cominciando a considerarlo come un materiale di nostra proprietà. Per il momento basta solo capire, e far capire che, se ci lavoriamo sopra, quello che prima era un rifiuto e un costo può diventare un modo di vivere autocontrollato, economico e anche socialmente più aggregante: in definitiva migliore.

Commenti
Ci sono 2 commenti
O. Manni
O. Manni 2014-01-14 10:21:43
Come si dice a Napoli, città tristemente famosa per tutto quanto concerne l'argomento rifiuti, "'a munnezza è ricchezza!". Questo sicuramente lo ha capito la Camorra e chissà quale altra sigla di criminalità organizzata, radicata sul territorio italiano a qualsivoglia latitudine. La cronaca quotidiana ne da un'esempio lampante. Però vorrei parlare di Antonio (nome di fantasia), residente a Torre del Greco (NA), disoccupato di 48 anni con una moglie, anche lei senza lavoro, e tre figli da sfamare. Antonio qualche anno fa, visto che non arrivava alla fine del mese, e visto che la città era piena di "munnezza", si improvvisò "raccoglitore di ferro" (abusivo, ovvio). Si alzava alle 3 di notte, e con il suo Ape cominciava il giro dei cassonetti. Raccoglieva il materiale ferroso tra i rifiuti, lo sistemava con fatica sul suo mezzo, e lo portava da chi gestendo legalmente la raccolta del ferro, e comprensivo delle sue disgrazie, gli avrebbe dato quelle poche decine di euro giornaliere, che gli sarebbero servite per mantenere la sua famiglia. Un bel giorno, con l'Ape carico, incrociò una pattuglia di Carabinieri che gli chiesero la bolla di trasporto e la licenza(!) per fare ciò che stava facendo. Ops! Antonio fu denunciato per "furto aggravato", ed attualmente si trova nel carcere di Secondigliano, a scontare una pena "con clemenza" ridotta a 18 mesi. Fine dei giochi. A titolo informativo, aggiungo che un detenuto costa allo Stato, ovvero a noialtri cittadini "Pantalone", circa 112€ (dati del 2011...Oggi sono di poco più alti). Inutile dirvi che Antonio sarebbe entusiasta di guadagnarsi nell'assoluta legalità, anche 40€ al giorno, ovvero 1/3 di quello che lo Stato spende per tenerlo in galera, con tutto ciò che ne consegue. Questo per sottolineare come il paradosso, ci renda definitivamente il paese dei "Pappagone".
paolofiore 2014-01-18 13:12:34
Perfetto nulla da dire.........aggiungo che quello che faceva Antonio lo potevamo fare tutti legalmente se il sistema rifiuti fosse stato ingegnerizzato diversamente con un minimo impegno in più da parte nostri governanti ed associazioni varie (Legambiente, consorzi ecc..)
Quando dico legalmente vuol dire che TUTTI i cittadini, se non gli venisse imposto il prelievo domiciliare di tutte le tipologie del differenziato, avrebbero potuto portarlo loro per venderlo nei centri raccolta sistemati dal Comune (questo vale anche per il ferro, materiale elettrico ed elettronico ecc..).
Il vantaggio sarebbe stata la mancata spesa del servizio raccolta ed incasso di quanto conferito, trovando per le famiglie numerose ulteriori vantaggi e non penalizzati come ora più del dovuto.
I "signori" che non volessero "sporcarsi le mani", potrebbero pagare persone, come l'Antonio di turno, per farsi portare il differenziato all'isola ed incassarene quanto conferito.
Basta usare logica nella nostra vita, come l'hai usata tu Jep, e probabilmente il sistema potrebbe funzionare di gran lunga meglio e i soldi non spesi nell'immondizia potrebbere essere usati per la normale economia.
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