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Marche, la ripresa non arriva: crisi anche in autunno per le imprese

Produzione industriale calata del 3%, fatturato del 3,9. Giù anche gli ordinativi, del 3,7

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Adriano Federici

La ripresa? Per il sistema produttivo marchigiano ancora non c’è, anche se ci si aspetta una prima inversione di tendenza per l’inizio del prossimo anno. E’ quanto emerge dalla “Giuria della Congiuntura”, l’indagine trimestrale realizzata dal Centro Studi Unioncamere Marche.

Il 27 per cento degli imprenditori marchigiani intervistati dall’Unioncamere si aspetta per la fine di settembre un ulteriore calo della produzione, mentre il 29 per cento prevede che diminuiranno anche fatturato e ordinativi. Gli ottimisti, ossia coloro che si aspettano per la loro azienda un pur lieve aumento di produzione, fatturato e ordinativi non superano il 12 per cento mentre per il 60 per cento non cambierà nulla.

La prudenza e la cautela dei nostri imprenditori” commenta il presidente Unioncamere Marche Adriano Federicisono dovuti soprattutto alla debolezza della domanda interna, mentre tra le imprese esportatrici soltanto il 12 per cento teme di veder diminuire gli ordinativi esteri e 18 imprese su 100 prevedono un aumento dell’export. Quello che il sistema produttivo si aspetta dalle istituzioni nei prossimi mesi sono provvedimenti capaci di rilanciare i consumi, riducendo il prelievo fiscale su imprese e lavoratori“.

Intanto l’andamento della produzione industriale ha fatto registrare l’ottavo trimestre consecutivo di recessione. Da giugno 2011 il sistema produttivo marchigiano non cresce più. Da due anni sono in calo anche fatturato e ordinativi. Nel secondo trimestre 2013, secondo la “Giuria della Congiuntura”, la produzione industriale ha perso il 3 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente mentre il fatturato è sceso del 3,9 per cento e gli ordinativi del 3,7 per cento.

Si ferma anche al corsa del fatturato generato dagli scambi con l’estero, rimasto sostanzialmente invariato (+0,1) mentre nei trimestri precedenti aveva sempre mostrato segnali di crescita. Ad andar bene sui mercati esteri rimangono l’abbigliamento (fatturato +4,4 per cento ) e la meccanica (+2,6) mentre gli altri settori perdono quote di mercato.

A pagare il prezzo più alto della crisi sono ancora una volta le micro e piccole imprese dove la produzione è crollata del 5,2 per cento, con le imprese artigiane che hanno perso il 4,5 per cento. Soltanto le aziende di grandi dimensioni mostrano di avere ancora risorse per fronteggiare la crisi, con la produzione (-0,4) quasi allo stesso livello dell’anno precedente.

Il calo di produzione, fatturato e ordinativi, nel secondo trimestre del 2013, ha colpito tutti i settori. Peggio di tutti vanno il calzaturiero (-5,3 la produzione e –4,5 il fatturato) e l’abbigliamento (-4,2 e –4,5) mentre il mobile tiene i livelli produttivi (-0,8) ma sacrifica il fatturato (-4,0). Perdite contenute per gli alimentari (produzione giù dell’1,2 per cento) e la meccanica (-2,2). Infine le industrie delle macchine elettriche ed elettroniche e dell’energia registrano cali produttivi superiori al 3 per cento.

Le difficoltà del settore calzaturiero penalizzano le imprese del fermano che perdono il 4,2 per cento dei livelli produttivi, e quelle maceratesi (-3,7 per cento). Per le altre province il calo della produzione oscilla tra il 2 e il 3 per cento con perdite con perdite del fatturato superiori al 3 per cento.

Diminuendo produzione e ordinativi, le imprese marchigiane continuano a lavorare a ritmo ridotto, utilizzando gli impianti solo al 73,9 per cento della loro potenzialità, contro il 74,1 del trimestre precedente. In ulteriore diminuzione anche le settimane di produzione garantite dagli ordinativi: 5,2 settimane rispetto alle 5,5 di fine marzo. Per gli artigiani le settimane di produzione assicurata sono appena 3,3.

Commenti
Solo un commento
Gino 2013-09-09 11:11:32
dell'EDILIZIA nessuno ne parla più. Beh è giusto così perchè parlando di un moribondo si può sperare di salvarlo mentre per un "morto" non c'è più nulla da fare
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