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Corso di formazione AOS, svolto a Senigallia l’incontro inaugurale

Al San Rocco il card. Sgreccia ha spostato la spiritualità a fianco della medicina, contro l'eutanasia mascherata

Auditorium San Rocco di Senigallia, piazza Garibaldi

Si è svolto, con la partecipazione numerosa dei cittadini, il convegno inaugurale del corso di formazione di volontari indetto dall’AOS – Associazione Oncologica Senigalliese – presso l’auditorium San Rocco. Il convegno si è incentrato sulla lezione del cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la vita, attentamente seguita anche da numerosi operatori socio-sanitari.

Dopo i saluti e la breve presentazione degli scopi nonché delle attività in continua crescita sul territorio della ormai affermata Aos, ad opera del presidente Paolo Quagliarini e di quello onorario Giulio Mancini, hanno fatto seguito brevi interventi del direttore tecnico Massimo Marcellini, che ha definito la presenza dei volontari come “diamanti” per ogni associazione di volontariato: infatti con la loro attività, mettono parte del tempo libero per dedicarlo agli altri in totale gratuità e fungono da importante cerniera tra tutta l’equipe sanitaria e il malato ed i loro familiari.

Rossana Franceschini, psiconcologa dell’AOS ha sottolineato come lo scopo di tutta l’equipe sanitaria, medici, infermieri e volontari, sia di promuovere e difendere la vita fino all’ultimo e “mantenere attive nel malato oncologico, le aree vitali sempre presenti anche in una persona gravemente malata, insieme alla capacità di tenere vivo un sogno, un desiderio, una progettualità”.

L’Assessore alle Politiche Sociali, Fabrizio Volpini, ha portato i saluti dell’amministrazione comunale, anche a nome del sindaco Maurizio Mangialardi, impossibilitato a presenziare, elogiando il ruolo delle numerose formazioni di volontariato locale ed in particolare l’importanza dell’attività domiciliare svolta con merito dall’AOS di Senigallia, a fianco delle strutture pubbliche specializzate.

Il vescovo di Senigallia, Giuseppe Orlandoni, nell’introdurre Sgreccia, ne ha ricordato il valore e la notorietà anche nella nostra regione per gli incarichi di direttore del seminario regionale (definito “formatore di preti”) oltre a ricoprire il ruolo di direttore del centro nazionale di biomedica presso l’università cattolica del Sacro Cuore (ed ospedale Gemelli) con numerose pubblicazioni ed interventi in materia di bioetica, anche nella sua qualità di presidente emerito del sopracitato importante organismo.

Il cardinale, non ha deluso le attese, addentrandosi in forma concreta e diretta nelle problematiche delicate e complesse derivanti dal tema del convegno, intitolato appunto “Appropriatezza delle terapie e sostegno delle cure in Oncologia“, esordendo con alcune precisazioni e descrizioni. Ai due interrogativi (quale punto discriminante e valore di riferimento assumere nel rapporto con il malato e quali tipi di intervento consentire nei diversi stadi della malattia oncologica), l’oratore ha posto come centralità indiscutibile la soggettività della persona umana nella sua interezza e nella sua proiezione trascendentale anche ultraterrena. “La relazione medico-paziente, seppur in posizione paritaria – ha affermato – è più di un rapporto giuridico, in quanto lo spirito che anima il corpo è un valore superiore, al di sopra delle parti, oltre la vita“.

Riguardo al secondo interrogativo, quali tipi di terapie (che agiscono sulle cause) e quali cure (che invece intervengono sugli effetti) della malattia, il cardinale ne fissa “l’equilibrio tra i valori della fisicità e spiritualità, legandoli comunque all’esistenza di due condizioni: il consenso del malato ed il benessere globale diretto al bene della persona. “Nella fase terminale, le terapie c.d. palliative comunque dimensionate al grado del dolore, non vanno orientate ad anticipare la fine della vita, ma devono comunque garantire oltre al sollievo, la somministrazione degli alimenti essenziali” (acqua, cibo, ecc), in dissenso rispetto alla soluzione finale assunta nel noto caso di Eluana Englaro.
L’oratore ha insistito in questi casi sull’importanza delle cure di assistenza psicologica e spirituale oltre alla vicinanza affettiva dei familiari, volta a dare un senso alla sofferenza umana, alla riflessione sulla vita residuale, ecc. Infine ha classificato le terapie in ordinarie e proporzionate come obbligatorie purché siano efficaci, mentre quelle straordinarie e sproporzionate sono da ritenersi, in gran parte dei casi, illegali e da proibire. Se va consentita, in fase terminale, la sedazione analgesica per sollievo del dolore e comunque in presenza del conseguimento di buoni risultati, vanno condannate forme di mascherata eutanasia, che i sanitari inglesi chiamano con pratiche ambigue, “final sedation“.

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