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Messaggi di stato virali su Facebook: bufale, invenzioni e tutela della privacy

Troppi utenti credono a occhi chiusi a ciò che leggono, diffondendo falsi allarmi e testi infondati

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C’erano una volta le catene di Sant’Antonio: e-mail da inoltrare e diffondere il più possibile alla propria cerchia di contatti, che recavano i messaggi più disparati. Dalla fortuna che sarebbe arrivata un’ora dopo aver premuto “Invia”, alle donazioni che AOL e Microsoft avrebbe fatto in favore di una bambina malata di leucemia, al paventato virus “Torcia olimpica”, che secondo una traduzione alquanto discutibile avrebbe “bruciato il disco duro del PC”.

Questo fenomeno si è quasi arrestato negli ultimi anni, o almeno così può sembrare. Infatti l’abbassamento della frequenza con cui arrivano e-mail di quel genere è solo dovuto al fatto che è cambiato il canale con cui questi messaggi di varia natura vengono diffusi: dalla casella di posta elettronica ci si è spostati ai social network.

In questo articolo vi porteremo tre esempi diversi, ma indicativi della viralità e della diffusione che può avere un messaggio che non ha nessun fondamento e che, in certi casi, crea allarmismo ingiustificato.

In questi ultimi giorni su Facebook sta circolando insistentemente un messaggio di stato, un giochino facile facile, che recita più o meno così “E’ la settimana internazionale del libro. Prendi il libro più vicino a te, vai a pagina 52 e copia la quinta frase. Non menzionare titolo né autore”. Niente di più innocuo, peccato che la settimana internazionale del libro non esista e il messaggio circoli da ben più di 7 giorni!

Come detto, è un messaggio (e un giochino) assolutamente innocuo, ma indicatore di quanto le persone credano a ciò che vedono, diffondano il messaggio senza preoccuparsi di sapere se sia vero o meno… addirittura prendono un libro, lo aprono e partecipano alla catena!

Figlia di questo comportamento è però la diffusione di falsi allarmi, come quello che (scritto tutto in stampatello, quindi completamente urlato, secondo il gergo di internet) invita a non accettare il contatto di una certa Francesca Capone perchè non è un utente, ma un virus che si appropria dei dati personali e formatta il PC e si viene contagiati anche se un amico accetta il contatto.

A parte l’assurdità della frase e a parte il fatto che non viene minimamente spiegato di che tipo di contatto si parla (via e-mail? Su Facebook? Su Messenger? Twitter? O dove?), qui alla base c’è una diffusa analfabetizzazione informatica, oltre che una buona dose di “terrorismo psicologico” da parte di chi ha inventato il messaggio. Un contatto non può essere un virus: un virus è un file, un qualcosa che qualcuno (personalmente o in automatico) invia e che qualcun altro accetta, salvandolo sul proprio PC e dando il via all’infezione.

Un virus o un programma maligno (malware) non riesce ad appropriarsi dei dati personali, a meno che l’utente non glieli fornisca, ad esempio andando a compilare on-line un modulo fasullo di pagamento o di accesso a siti bancari, come si è invitati a fare da e-mail spam che salutano il “Gentile Cliente” avvisandolo che deve andare a sbloccare il proprio conto sul sito web della banca o delle poste. E poi un virus non formatta il PC, al limite riesce a bloccarne l’avvio o renderne impossibile l’utilizzo…

Bene, si può obiettare che non tutti conoscono queste cose, ma anche se non si sapesse che un messaggio del genere è totalmente falso ed è, oltretutto, una bufala vecchia di almeno cinque anni, basterebbe una rapida ricerca in internet per scoprirlo. E’ sufficiente scrivere su un motore di ricerca “Francesca Capone” e la bufala viene svelata da quasi tutti i links in prima pagina.

Poniamo che qualcuno vi scriva che l’uomo è sbarcato su Marte… non cerchereste almeno un minimo di riscontro in internet, o su qualche altro media, prima di scriverlo a caratteri cubitali nel vostro messaggio di stato chiedendo di diffondere la notizia?

L’ultimo esempio di messaggio virale ma infondato è un testo circolato sulle bacheche di moltissime persone che cercano così di tutelare la propria privacy: “Dichiaro quanto segue: Qualsiasi persona o ente o agente o agenzia di qualsiasi governo, struttura governativa o privata, utilizzando o il monitoraggio di questo sito o qualsiasi dei suoi siti associati, NON ha il mio permesso di utilizzare informazioni sul mio profilo, o qualsiasi parte del suo contenuto compaia nel presente, compreso ma non limitato alle mie foto, o commenti sulle mie foto o qualsiasi altra «immagine» pubblicata nel mio profilo o diario.
Sono informato che a tali strutture è strettamente proibito divulgare, copiare, distribuire, diffondere o raccogliere informazioni o intraprendere qualsiasi altra azione riguardante o contro di me tramite questo profilo e il contenuto dello stesso. Divieti precedenti si applicano anche ai dipendenti, stagisti, agenti o qualsiasi personale sotto la direzione o il controllo di dette entità. Il contenuto di questo profilo è privato e le informazioni in esso contenute sono riservate al circolo di persone alle quali esso è destinato. La violazione della mia privacy è punita dalla legge. UCC – 1 – 308 – 1-103.
Facebook è ora un’entità quotata in borsa. Tutti sono incoraggiati a pubblicare un bando come questo, o se preferite, è possibile copiare e incollare questa versione. Non pubblicare tale dichiarazione almeno una volta, indirettamente permette l’uso di oggetti quali immagini e informazioni nei vostri aggiornamenti di stato pubblici.”

Il testo è il risultato della traduzione di un messaggio nato negli Stati Uniti, che si rifà ad una legge americana (UCC = Uniform Commercial Code), quindi  non applicabile in Italia, e reclama il diritto personale su immagini e testi postati su Facebook, quando gli stessi utenti hanno già accettato le condizioni del social network, dove le politiche sulla privacy sono ampiamente spiegate e definite… Insomma, in assoluto il modo per tutelare la propria privacy non è pubblicare cose che poi si dichiara di non voler diffondere, ma è il tenersele per sè!

Commenti
Ci sono 2 commenti
diego p 2012-09-27 11:12:55
Vero...in molti hanno (anzi abbiamo, mi ci metto anche io) abboccato alla cosiddetta bufala della settimana internazionale del libro (cosa per altro a mio avviso carina e divertente), una cosa però in qualche modo mi infastidisce e cioè il fatto che si è pronti a far vedere la propria bravura nello smascherare la "truffa" un po' troppo in ritardo. Voglio dire, l'impressione è quella che si attenda sempre qualche giorno prima di prendere posizione nel dire "attenti, questa cosa non è vera!!!". Questo vale anche ad esempio per il messaggio in cui si tentava di tutelare la propria privacy su fb, circolante da svariato tempo e solo di recente bollato come falso. In un epoca in cui l'informazione viaggia in alcuni casi in tempo reale, il fatto di non intervenire subito riguardo queste tipologie di catene mi fa pensare una cosa: Non è che si aspetta sempre un po' perchè magari non se ne è certi? Non è che per caso, magari solo inizialmente, hanno qualche dubbio anche coloro che poi sembrano deridere tutti i creduloni? Con questo intendo dire che sì certamente quando circola qualcosa di non vero è giusto renderlo noto, però non mettiamoci troppo dalla parte di quelli "svegli" che subito capiscono, perchè per esempio la storia della settimana internazionale del libro circola già da 4 giorni...un po'tardi uscirsene solo adesso. Lo dico senza alcun intento polemico è una semplice esternazione inerente un fenomeno che troppo spesso accade, tali falsità se proprio si tiene a scoprirle, dato appunto che si parla di web, andrebbero rese note da subito e non dopo 4 giorni (4 giorni nel web sono 4 mesi nella realtà). Buona proseguimento e buona giornata. diego
katy 2012-09-28 14:44:44
salve! In effetti si, molti "abboccano" per ingenuità, altri x ignoranza, x incapacità o negligenza...insomma, qualunque sia la motivazione...si abbocca. Cosa cambia dalla realtà? Nulla...le persone abboccano allo stesso modo. Le differenze sono oggettive. Nel web, c'è la velocità nel divulgare, c'è la moltitudine a cui divulgare. Il commento qui sopra l'ho inteso come a dire che anche l'informazione necessita della stessa rapidità su cui viaggia "l'inganno o la goliardia". Non so perché, ho sempre piu la sensazione di far parte di un grande "the truman show". Buon giorno, buona sera e se non ci vediamo...buonanotte :) (piu o meno il film dice questo!) katy
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