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Armido Malvolti a Pane Nostrum per presentare “Il profumo della farina calda”

Lo scrittore a Palazzo del Duca, a Senigallia, domenica 23 settembre alle 18

Comune di Ostra Vetere
Lo scrittore Armido Malvolti

Certi profumi segnano l’infanzia e diventano racconti toccanti. Come Il profumo della farina calda, titolo del pluripremiato libro di Armido Malvolti che sarà presentato domenica 23 settembre alle 18, a Palazzetto Baviera, nell’ambito di Pane Nostrum 2012 in corso a Senigallia da giovedì 21 a domenica appunto.

Pubblicato nel 2011, è stato il libro dell’editore Aliberti più premiato dell’anno (oltre 8 premi) e continua a riscuotere consensi tra giurie e lettori in tutta Italia. Tra questi, è stato nella cinquina di finalisti del XV premio letteratura naturalistica Parco Majella, ha vinto il 2° posto al XIII Val di Vara e il 4 posto ex aequo con segnalazione particolare al prestigioso Premio Casentino di poesia, narrativa e saggistica (XXXVII ed). Negli ultimi giorni, gli è stato assegnato anche il premio europeo “Massa, Città fiabesca di mare e di marmo”.

Alla presentazione, accanto all’autore Malvolti, interverranno Nevio Lavagnoli Presidente C.I.A. Marche, Stefano Schiavoni Assessore Comune di Senigallia, Giovanna Curto della Libreria IoBook. Modera l’incontro il giornalista Rai Vincenzo Varagona. Saranno proposte inoltre letture di alcuni brani del libro, a cura di Maurizia Gregori di Radio Arancia Network. Seguirà una degustazione di prodotti tipici locali.

La prima parte e quella finale del libro sono ambientate in un mulino ad acqua del Seicento, che “esisteva davvero un tempo nel mio Appennino, ma che oggi purtroppo non c’è più – racconta l’autore – Io sono nato in un mulino e ricordo il profumo particolare della farina che esce dalla macina ad acqua. È un ricordo di bambino, ma l’ho scelto come titolo simbolico, per certi valori che non si perdono, perché basta andare a cercarli”.

Il protagonista del libro, Mario Fontana, abbandona infatti il mondo rurale per cercare fortuna in Argentina. Fugge dai magri campi della sua valle e dal mulino ad acqua del padre e va per il mondo in cerca di un futuro che trova appunto nell’Argentina di Peron e Videla, sotto forma di ricchezza e potere. A cinquant’anni, decide di tornare con i figli adolescenti nella sua valle natia, valle di Buonavena, per restituire loro, dice, le radici italiane. In realtà, per cercare l’etica smarrita inseguendo il successo.

La ritroverà raccontando ai figli la sua vita di bambino, così come negli amici che hanno atteso il suo ritorno, nella sua valle che si ripopola di gente e animali, nel mulino che sprigiona di nuovo il profumo della farina calda, nella rinata notte dei fuochi, nelle discussioni con un prete nero e due magistrati, nella lezione che la vita gli impartisce nelle pagine finali.

I ricordi legati alla panificazione sono dunque intensi e importanti, come si evince anche da un passaggio del libro: “Il rito della panificazione iniziava la sera con l’ammollo del lievito: un pane di pasta cruda messo da parte la settimana precedente e fatto rinvenire in acqua tiepida, per essere poi mischiato alla farina il mattino successivo. Mentre mamma impastava la farina, papà preparava il forno, che andava scaldato con fascine di legna. L’impasto doveva essere lavorato a lungo con la gramola di legno, poi venivano preparate le tere, composte da quattro panini incisi nella parte superiore per favorire la lievitazione e la cottura. Le tere riposavano, coperte con un vecchio lenzuolo e un panno, fino al raggiungimento della giusta lievitazione e a quel punto, con una pala piatta dal lungo manico, venivano appoggiate sul piano del forno a volta ricurva, nel quale le braci residue erano state ammucchiate vicino alla bocca per impedire la fuoriuscita del calore. A cottura ultimata veniva sfornato un pane profumato, fragrante, leggermente scuro, che invitava a mangiarlo anche senza companatico” (da Il profumo della farina calda di Armido Malvolti)
Armido Malvolti

Nato a Castelnuovo ne’ Monti nel 1943, di origine contadina, Armido Malvolti, appassionato di lettura, per anni ha impiegato ogni momento libero per leggere romanzi, libri di viaggio, saggi e testi politici. Autodidatta in tutti i sensi, ha sempre associato il lavoro allo studio, non tralasciando le occasioni di aggiornamento e approfondimento. Al 1997 risale il suo primo romanzo, Era bionda l’altra Valentina. Autore di numerosi racconti brevi, con Il castello di nebbia ha vinto, nel 1999, il Concorso “Poesie in Carpineti” per la sezione “Racconti”. Nel 2005 ha scritto assieme al giovane Lorenzo Costi I duri hanno due cuori, secondo al Premio Letterario “A. Greppi”. Ha collaborato con «La Gazzetta di Reggio» e con «Tuttomontagna»

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