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Vogliono salvare l’Italia. È una minaccia?

di Andrea Scaloni

Stavolta mi metto nei panni di un elettore del Partito Democratico, magari uno di quei tremila e passa senigalliesi che lo scorso ottobre votarono alle primarie sperando in una ventata d’aria nuova.

In costume e asciugamano, passo davanti alla Rotonda venerdì 8 agosto e vedo il pullman “Salva l’Italia” del PD. Ci sarà un’altra campagna elettorale, penso, o una gita organizzata, oppure un rinfresco offerto da Cedroni & Uliassi.
Parcheggio la bici e mi faccio largo tra i presenti: purtroppo non si mangia, e infatti la gente è poca, quasi tutti notabili di partito con incarichi nelle amministrazioni locali. Quattro gatti, anche se l’indomani il comunicato stampa del partito parlerà di “entusiasmo e interesse”.
Il manifesto dell’iniziativa recita: «dire no ad un governo che non rispetta le regole democratiche, forza la mano sui temi della giustizia e non fa nulla per far crescere salari e pensioni mentre l’Italia vive una pesante crisi e le famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese».

Complice il caldo, inizio a non capirci più nulla. A quali regole democratiche si riferiscono? Quali saranno i temi della giustizia che preoccupano Uòlter Veltroni, il sottosegretario all’opposizione nel governo Berlusconi?

Sarà il conflitto d’interessi?
Sicuramente no, quello è stato un punto centrale del programma di governo del centro-sinistra per ben due legislature, ed è rimasto lettera morta. Anzi, ormai parlare di conflitto d’interessi è fuori moda, la gente è stanca, l’antiberlusconismo è finito e il Cavaliere è diventato uno statista.
Saranno le leggi vergogna del governo Berlusconi (Cirami, Cirielli, falso in bilancio, ecc.)?
Non credo. Il programma di governo del 2006 prevedeva la cancellazione delle leggi vergogna, che invece stanno ancora lì, vive e vegete. In compenso, con mirabile sforzo bi-partisan, è stato approvato a tempo di record l’indulto, che non era nel programma.
Sarà la legge elettorale, voluta in extremis da Berlusconi per limitare i danni nel 2006?
Risposta sbagliata. Era anche questo tra i punti del programma, ma poi se ne sono dimenticati, forse perché una legge del genere fa comodo a destra come a sinistra. Ma se proprio pareva brutto abrogare il “Porcellum”, le ultime elezioni politiche avrebbero potuto essere una splendida occasione per marcare una differenza nell’etica politica: presentare le liste elettorali facendo scegliere i candidati agli elettori con le primarie, anziché alle segreterie di partito. Invece anche il PD ha scelto il metodo oligarchico delle liste bloccate e dei candidati preconfezionati, per di più con le deroghe ad personam oltre le tre legislature per i soliti noti (Fassino, D’Alema, ecc.).
Sarà il “decreto sicurezza”, quello che sospendeva centomila processi per bloccare quello del presidente del consiglio, oppure il “lodo Alfano”, quello dell’immunità per le alte cariche?
Non direi. Sul “blocca processi” il PD ha fatto finta di scandalizzarsi un po’, ma ha subito cercato di barattarne il ritiro con la disponibilità a dialogare sull’altrettanto vergognosa (e incostituzionale) immunità per le alte cariche. Perché la cosa più importante, il vero mantra della legislatura è il dialogo: nessuno sa bene perché e su cosa, ma bisogna dialogare.
Sarà la prossima legge-bavaglio sulle intercettazioni e il diritto di cronaca?
Macché. Su questo, anzi, il PD è disponibilissimo al confronto. D’altra parte ci avevano provato anche loro la scorsa legislatura, col disegno di legge Mastella.

Insomma, sulle regole democratiche e i temi della giustizia, il PD dorme sonni profondi (e stendiamo un velo pietoso su questioni altrettanto serie come i diritti civili e la laicità). Un’opposizione inqualificabile, degno complemento ad un governo inqualificabile.
Sono sempre loro, gli stessi. Sono sopravvissuti a sconfitte elettorali che in una democrazia seria avrebbero segnato la fine di carriere politiche e imposto un ricambio di classe dirigente. Loro invece, i fighetti che si credono di sinistra, cadono sempre in piedi, hanno le facce di pugili suonati ma non gettano la spugna, passano le giornate tra il loft al centro di Roma, lo studio di “Porta a Porta” e la barca a vela ormeggiata a Capalbio.
Adesso, tra una pennichella e l’altra, vengono in pullman a chiederci un’altra firma, l’ennesima cambiale in bianco.
Per fare ciò che, negli ultimi quindici anni, non hanno saputo o voluto fare, né al governo né all’opposizione. Non salvare l’Italia, per carità, nessuno pretende questo, ma almeno dare l’impressione d’esser diversi da quegli altri, presentare una proposta riconoscibile e alternativa, dare segni di vita.
Cari amici del PD, mentre voi salvate l’Italia io riprendo la bici e vado al mare. Quando avete finito, fate un fischio.

Andrea Scaloni

Redazione Senigallia Notizie
Pubblicato Lunedì 18 agosto, 2008 
alle ore 10:42
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