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L’estate dell’amore del Sergente Pepe

di Aldo Bottura


Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club BandMi sono svegliato, mi sono buttato giù dal letto
Ho passato un pettine fra i capelli
sono sceso di sotto e ho preso una tazza di caffè
e guardando su mi sono accorto di essere in ritardo
Ho trovato il cappotto e afferrato il cappello
ho preso l’autobus al volo
sono andato di sopra e mi sono fatto una fumata
qualcuno parlava e sono entrato in un sogno

Il 1 giugno 1967 molte persone, soprattutto giovani, ebbero davvero l’impressione di entrare in un sogno. Fu il giorno in cui uscì Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, il disco più importante della storia del rock.
L’impatto fu subito enorme, e per farsene un’idea basti pensare che due giorni dopo l’uscita del disco Jimi Hendrix aprí il suo concerto londinese proprio con Sgt. Pepper’s, il pezzo di apertura del disco. Evento inimmaginabile ai nostri giorni, non solo perché Jimi Hendrix è morto e i Beatles non scrivono più canzoni, o perché il mercato discografico è protetto dai diritti d’autore, ma perché un disco come Sgt. Pepper’s non lo ha mai più scritto nessuno.

L’estate era alle porte, quella che molti ricordano come un’estate indimenticabile. The summer of love, L’estate dell’amore.
C’era qualcosa nell’aria. Qualcosa di cui anche chi non c’era, o era troppo piccolo, sente nostalgia. Una strana forma di nostalgia collettiva, che rimanda ai momenti inquieti e carichi di sogni della conquista delle prime libertà.

Qualche settimana più tardi, il 25 giugno, si tenne il primo show televisivo trasmesso via satellite in mondovisione, Our World, e ai Beatles fu affidato il compito di rappresentare il Regno Unito. John sfornò per l’occasione (o forse semplicemente utilizzò per l’occasione) All you need is love.

Nulla di sconosciuto in quel che puoi conoscere.
Nulla di indimostrabile in quel che puoi vedere.
Nessun posto dove sei che non sia dove
vuoi essere.
E’ facile.
Hai bisogno d’amore.

In una delle interviste rilasciate alla fine degli anni ’90 per l’uscita di “The Beatles anthology”, Ringo commentò così quell’evento: “eravamo grandi abbastanza da meritare un pubblico di quelle dimensioni, ed era per amore. Era per l’amore e la dannata pace. È stato un periodo favoloso. Mi esalto ancora oggi al pensiero di ciò che è stato. Pace e amore e la gente che metteva fiori nei fucili”.

Il fermento era davvero grande, e anche in ambienti insospettabili covavano parole a loro modo rivoluzionarie. Paolo VI, Papa Montini, pubblicò una Lettera Enciclica che riletta oggi suona davvero sorprendente.

(…) su queste condizioni nuove della società si è malauguratamente instaurato un sistema che considerava il profitto come motore essenziale del progresso economico, la concorrenza come legge suprema dell’economia, la proprietà privata dei mezzi di produzione come un diritto assoluto, senza limiti né obblighi sociali corrispondenti. Tale “liberalismo” senza freno conduceva alla dittatura, a buon diritto denunciata da Pio XI come generatrice dell'”imperialismo internazionale del denaro”. Non si condanneranno mai abbastanza simili abusi, ricordando ancora una volta solennemente che l’economia è al servizio dell’uomo.

Il 26 giugno morì Don Lorenzo Milani, il parroco di Barbiana. In Esperienze pastorali, del 1957, aveva scritto:

Avere in mano Sacramenti, Camera, Senato, Stampa, Radio, campanili, pulpiti, scuola, tutta una dovizia di mezzi divini e umani, e raccogliere il bel frutto di essere derisi dai poveri, odiati dai più deboli, amati solo dai più forti.

Sembra scritta ieri. Non fosse che a quell’epoca la televisione aveva ancora una modestissima diffusione.

Il 9 ottobre, in Bolivia, trova la sua morte Ernesto “Che” Guevara, ad opera delle truppe governative. Aveva scritto una lettera ai suoi figli.

Cari Hildita, Aleidita, Camilo, Celia ed Ernesto, se un giorno dovrete leggere questa lettera, è perché non sarò più tra voi. Quasi non vi ricorderete di me e i più piccolini non mi ricorderanno affatto. Vostro padre è stato un uomo che agisce come pensa ed è certamente stato fedele alle sue convinzioni. Crescete come buoni rivoluzionari. Studiate molto per poter dominare la tecnica che permette di dominare la natura. Ricordatevi che l’importante è la rivoluzione e che ognuno di noi, da solo, non vale niente. Soprattutto siate sempre capaci di sentire nel più profondo di voi stessi ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo: è la qualità più bella di un rivoluzionario. Arrivederci, bambini miei, spero di rivedervi ancora. Un grande bacio e abbraccio da papà.

L’autorevole rivista di rock Rolling Stone ha redatto alcuni anni fa una classifica delle 500 migliori canzoni di sempre. Fra queste, ben 27 sono del 1967, e fra queste 27 ben 5 sono dei Beatles: All you need is love, di cui abbiamo già detto, i due lati A di uno storico 45 giri, Penny Lane e Strawberry field forever, e due pezzi da Sgt. Peppers’s, With a little help from my friends, scritta appositamente per la voce di Ringo, e A day in the life, capolavoro che chiude il disco.
Fra le altre canzoni del ’67 troviamo pezzi come A whiter shade of pale dei Procol Harum, Soul man di Sam & Dave, Chain of fools di Aretha Franklin, Ruby Tuesday dei Rolling Stones, Light my fire dei Doors. Una carica di creatività collettiva impressionante.

Al cinema escono alcuni film fondamentali: Il laureato, di Mike Nichols, con Dustin Hoffman tormentato al volante di un’Alfa Romeo duetto rossa e Anne Bancroft matura seduttrice; Bella di giorno, di Luis Bunuel, con un’inquietante Catherine Deneuve; Il libro della giungla, uno dei migliori film di animazione Disney firmato da Wolfgang Reitherman; Barbarella, di Roger Vadim, con i celeberrimi seni di Jane Fonda che hanno fatto sognare un’intera generazione; e Come ho vinto la guerra, di Richard Lester, commedia antimilitarista nella quale recita da protagonista John Lennon.

Ci sarebbe da dire della guerra del Vietnam che entrava nella sua fase più cruenta, della guerra dei sei giorni, e delle mille altre cose terribili che accadono al mondo in ogni istante ma che rimangono poco o punto visibili ai più. Ma in questa giornata, questo 1 giugno di quarant’anni dopo, i colori che vogliamo ricordare sono quelli fantastici della copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band.

Aldo Bottura

Redazione Senigallia Notizie
Pubblicato Venerdì 1 giugno, 2007 
alle ore 9:57
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